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Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001

Si ricorda però che l’art. 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili."

mercoledì 14 ottobre 2026

Approda all’Ars il controverso impianto di biometano a Rodì Milici che divide i sindaci del messinese

L'impianto pronto ad entrare in esercizio
Si è tenuta ieri mattina presso la IV Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana l'audizione per esaminare il controverso progetto di un impianto di produzione di biometano nel territorio di Rodì Milici (ME), proposto dalla società Agrienergia Circolare S.R.L.. L'incontro, richiesto dall'on.le Pino Galluzzo, ha messo sul tavolo le criticità ambientali, procedimentali e di viabilità legate all'opera, registrando una netta spaccatura tra gli amministratori locali.

Il fronte del "No" e la posizione isolata di Rodì Milici

L'audizione ha dato voce alla forte preoccupazione dei territori limitrofi. I sindaci Felice Germanò (Furnari), Bartolo Cipriano (Terme Vigliatore) e Carmelo Paratore (Falcone) hanno espresso una ferma contrarietà all'impianto, evidenziando il pesante impatto che la struttura avrebbe sul comprensorio. Di contro, si è registrata la posizione favorevole del sindaco di Rodì Milici, Eugenio Aliberti, che difende l'insediamento del progetto sul proprio territorio comunale.

L'allarme viabilità: la Statale 113 a rischio paralisi

Il punto più caldo del dibattito ha riguardato la sostenibilità viaria. È stato infatti evidenziato il grave disagio che il continuo "via vai" di mezzi pesanti causerebbe lungo la Strada Statale 113, un'arteria fondamentale che attraversa i centri abitati di Falcone, Furnari e Terme Vigliatore.
Per disinnescare il problema, i partecipanti sono stati aggiornati sul fatto che verranno riconvocati nelle prossime settimane: l'obiettivo sarà esaminare nel dettaglio alcune proposte di viabilità alternativa capaci di alleggerire il traffico dei camion e tutelare la sicurezza dei residenti.
Il confronto resta dunque aperto. 

giovedì 27 agosto 2026

Overtourism a Marinello: la città metropolitana intensifica i controlli

 

La "Punta" un patrimonio a rischio
Controlli rafforzati nei prossimi giorni nella Riserva dei Laghetti di Marinello per accompagnare l’elevata presenza di visitatori e contrastare comportamenti non compatibili con la fragilità dell’ambiente

Stretta sui controlli nella Riserva naturale orientata dei Laghetti di Marinello, con particolare attenzione alle modalità di fruizione dell’area e al rispetto delle disposizioni previste per i visitatori. In particolare la “Punta”, raggiungibile da Oliveri a piedi o tramite il servizio waterbus privato, in questi mesi inizia a sentire gli effetti negativi dell’overtourism. 
A disporre l’intensificazione dei controlli da parte delle le Guardie della riserva, vista l’elevata presenza di visitatori e di alcuni comportamenti non compatibili con la tutela e il decoro di un ambiente particolarmente delicato, è il dirigente della Direzione Ambiente, Giovanni Lentini, di concerto con la direttrice della riserva, Maria Letizia Molino. 
L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività assicurate dalla Città metropolitana di Messina, ente gestore dell’area protetta: pulizia straordinaria dell’arenile, della punta e delle calette, con la rimozione di rifiuti e materiali presenti lungo la costa, in parte trasportati dalle mareggiate e in parte riconducibili alla presenza umana. 
«I Laghetti di Marinello sono un patrimonio comune - sottolinea il sindaco di Oliveri, Francesco Iarrera -. Un angolo di mondo di straordinaria bellezza, ma anche un luogo altrettanto fragile, che proprio per questo merita attenzione, tutela e scelte capaci di preservarne la natura e l’equilibrio biologico. Sono convinto che gli interventi necessari alla sua conservazione non siano un limite alla valorizzazione di questo luogo, ma al contrario rappresentino il modo migliore per renderlo ancora più prezioso e proteggerlo nel tempo. È un bene che ci invidiano in tutto il mondo e che abbiamo il dovere di custodire. Come Comune coinvolto, siamo in costante contatto e collaborazione con la dott.ssa Molino. Mi farò inoltre portavoce, presso tutti gli enti interessati, della necessità di aprire un tavolo tecnico comune. Un confronto serio, concreto e multidisciplinare, dal quale possano nascere idee e soluzioni condivise per difendere e valorizzare questo straordinario patrimonio naturale».

sabato 1 agosto 2026

Messa in sicurezza dell'ex discarica di contrada Zuppà, si attende il bando di Invitalia

Formalizzato dalla stazione appaltante l'incarico a Invitalia per l’indizione, la gestione e l’aggiudicazione della gara d’appalto da 32 milioni di euro

Con la firma, apposta il 31 luglio dal dirigente del Dipartimento acque e rifiuti Arturo Vallone (che è anche commissario per l’emergenza discarica), dell’atto di approvazione del progetto esecutivo, del quadro economico-finanziario e del contestuale affidamento di tutte le attività connesse alla procedura di gara ad Invitalia (sulla scorta della convenzione stipulata con il Dipartimento, stazione appaltante, lo scorso 17 febbraio e attivata dalla regione il 24 giugno) sembra sbloccarsi l’iter per l’intervento di messa in sicurezza definitiva del sito di smaltimento di contrada Zuppà, dismesso nel lontano 2014 e, da allora, mai avviato alla fase di gestione “post mortem”.
La scelta del contraente avverrà tramite la procedura aperta prevista dal “Codice dei contratti” e l’appalto sarà aggiudicato utilizzando il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa che sarà individuata da una apposita “Commissione giudicatrice” di prossima nomina.

Adesso non può che auspicarsi venga impressa un’accelerata ad un iter che si trascina da troppo e, trascorsi i tempi tecnici (minimo 30 giorni dalla pubblicazione del bando, salvo la riduzione a 15 per motivi di urgenza), si dia avvio ai cantieri e si restituisca serenità ad un territorio che da anni vive sotto l’incubo discarica.

Come si ricorderà l’intervento rientra tra quelli finanziati dai fondi Pnrr per la bonifica dei siti orfani . 32 i milioni di euro sul piatto, destinati a risolvere le annose criticità ambientali (certificate da diversi report di Ispra e Arpa). Una copertura finanziaria per la quale – si legge – «sussiste la piena disponibilità» essendo già stato «conseguito il target europeo previsto, circostanza che esclude qualsiasi pregiudizio per il rispetto del termine, non derogabile, del 31 agosto 2026 per la rendicontazione della Misura all'Unione europea, indipendentemente dalla tempistica di ultimazione del singolo intervento di Mazzarrà Sant'Andrea, anche ove questa si protragga oltre il 2026». Dettaglio importante, quest’ultimo, considerato che da cronoprogramma i lavori richiederebbero oltre 900 giorni.

Il progetto, redatto dallo studio “Ministeri e associati”, dopo la prima approvazione risalente al 2022, ha dovuto essere aggiornato sia al prezziario regionale che alle mutate condizioni dei luoghi conseguenti al rogo, di probabile origine dolosa, che il 25 giugno 2024 ne devastò gran parte della superficie, annullando l’intera rete di estrazione del percolato realizzata in precedenza dal Genio civile, con fondi stanziati dalla Regione. Rete che appunto dovrà essere ricostruita per svuotare la “pancia” della discarica dalla massa di percolato prodotta dalla decomposizione dei milioni di metri cubi di rifiuti accumulati per anni fino alla chiusura nel 2014. Operazione dal costo stimato di oltre sette milioni di euro. Successivamente si potrà intervenire sui movimenti franosi dei rifiuti e, infine,”tombarla” con un’adeguata copertura.

 

mercoledì 1 luglio 2026

Ennesimo intervento tampone in contrada Zuppà in attesa del Pnrr

Vasca di accumulo del percolato
Il commissario per l’emergenza dell’ex discarica di contrada Zuppà, Arturo Vallone, ha nominato il Comune di Mazzarrà soggetto attuatore per la prosecuzione dell’intervento di carico, trasporto e smaltimento del percolato. 

Le nuove risorse, pari a 1.259.940 euro, sono state rintracciate nelle economie di un precedente finanziamento disposto dalla Giunta regionale nel 2023, per realizzare alcuni interventi urgenti nel sito, chiuso nel novembre del 2014 per revoca delle autorizzazioni ambientali e mai avviato alla fase di gestione post mortem trentennale: ripristino della rete primaria e secondaria di captazione del percolato e del biogas (andata poi distrutta nel corso del grave incendio doloso appiccato il 24 giugno 2024), riattivazione della torcia, lo svuotamento della vasca di accumulo del percolato e delocalizzazione dello stoccaggio, questi ultimi due, secondo quanto riporta il provvedimento firmato da Vallone, ritenuti «non più necessari in quanto il nuovo progetto esecutivo prossimo ad andare in gara comprende attività analoghe».

Si tratta dell’ennesimo intervento “tampone” disposto in via sostitutiva dalla Regione in danno dei soggetti inadempienti, a partire dall’aprile del 2017, «per la salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente» e che, ad oggi, ha visto impegnati oltre sei milioni di euro di fondi pubblici.

La nuova dotazione finanziaria garantirà la gestione del percolato prodotto dall’ex discarica nelle more della sua messa in sicurezza definitiva. Opera che da mesi è ancora in attesa che venga bandita la gara per l’affidamento degli interventi finanziati con i 32,3 milioni del Pnrr destinati ai siti orfani e i cui tempi di espletamento non saranno certo brevi.


martedì 9 giugno 2026

I ritardi nella messa in sicurezza della discarica di Mazzarrà, un caso nazionale

Pier Damiani D'Agata riprende l'interno dell'ex discarica

Oggi su FuoriTg, rubrica del Tg3 nazionale è andato in onda il reportage del giornalista Pier Damiani D'Agata sul disastro ambientale dell'ex discarica. Focus sui 32 milioni di euro del Pnrr erano destinati alla bonifica della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, nel Messinese, finita al centro di un’inchiesta della procura per disastro ambientale (con diverse persone tra ex amministratori della Tirrenoambiente, ex proprietaria, sindaci e funzionari della Regione sotto processo a Messina). Anche in questo caso, però, gli interventi previsti non sono mai partiti.

Clicca per vedere il reportage di FuoriTg del Tg3

martedì 31 marzo 2026

Impianto di biometano a Rodì, la Regione ribadisce la necessità dell'Autorizzazione unica ambientale

Quasi completate le opere
Lo chiarisce una nota del 27 marzo scorso che il Servizio autorizzazioni del Dipartimento regionale Ambiente ha inviato ad Agrienergia e al Comune di Rodì Milici oltre che a Prefettura, Città metropolitana e Arpa.

L’attività istruttoria per il costruendo impianto di biometano in contrada Lacco potrà proseguire solo dopo «la formale attivazione del procedimento di Aua (Autorizzazione unica ambientale ) presso la Città Metropolitana di Messina», alla quale la società titolare del progetto, Agrienergia circolare 1, dovrà pertanto trasmettere, tramite il Suap (Sportello unico attività produttive) di Rodì, l’intero progetto, compresa la variante. «In difetto – sottolinea il Dipartimento -, l’impianto risulterà carente dei presupposti di legge necessari all’immissione in esercizio, con ogni conseguente responsabilità in capo alla Società in ordine alla legittimità dell’avvio dell’attività in assenza delle prescritte autorizzazioni ambientali».
È quanto ribadisce in una nota del 27 marzo il Dipartimento regionale dell’Ambiente, riscontrando precedenti osservazioni fatte dalla società.
Il Dipartimento non ha ritenuto condivisibili le argomentazioni con cui Agrienergia aveva sostenuto l’esclusione dell’impianto dal regime dell’Aua, in forza dell’art. 3 del Regolamento della Città Metropolitana di Messina.
Viene chiarito infatti che la Pas (procedura autorizzativa semplificata) «non ha natura autorizzatoria sotto il profilo ambientale», il suo perimetro applicativo è «tassativamente limitato ai profili urbanistico-edilizi ed energetici e non annovera, tra gli atti di assenso acquisibili o sostituibili, quelli di natura ambientale», deve quindi essere «necessariamente integrata dal provvedimento di Aua rilasciato dall’Autorità competente».
La società aveva inoltre sostenuto «che, a seguito di una variante progettuale che riduce la potenza del cogeneratore sotto la soglia di 1 MW, lo stesso non sia più soggetto ad autorizzazione alle emissioni».
Sul punto il Dipartimento ha invece osservato «che l’assetto emissivo di un impianto non è caratterizzato esclusivamente dai punti di emissione convogliate (camini), ma comprende anche le emissioni diffuse generate dalle diverse fasi del ciclo produttivo».
Nel caso specifico di un impianto di biometano, assumerebbero «particolare rilievo le emissioni diffuse di natura odorigena», per le quali le norme, impongono alle autorità competenti di esprimersi con «specifiche misure di prevenzione e limitazione».
«Ne consegue – viene chiarito - che l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera non può ritenersi correlata esclusivamente al funzionamento del cogeneratore, ma deve essere ottenuta per l’intero impianto di produzione di biometano, inteso come complesso unitario».

lunedì 2 marzo 2026

Messa in sicurezza di contrada Zuppà, quando sarà bandita la gara?

Rifiuti scoperti
Se n'è andato anche febbraio e ancora non si hanno notizie della gara per la messa in sicurezza definitiva dell’ex discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, chiusa nel 2014. Opera finanziata con 32,3 milioni di euro dei fondi Pnrr destinati alla bonifica dei siti orfani.

Data per imminente lo scorso 21 gennaio durante l’audizione di Arturo Vallone (commissario per l’emergenza discarica) davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari (che da mesi ha acceso i riflettori sulla situazione di contrada Zuppà), il relativo bando non risulta ancora presente sulla piattaforma Ingate.
Sembra infatti ormai superato l’ostacolo delle scadenze del Pnrr fissate al prossimo 31 marzo, sul quale lo stesso Vallone aveva espresso in una sua relazione di fine novembre, preoccupazioni sulla compatibilità con il cronoprogramma dei lavori, stimato in oltre 900 giorni. Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica avrebbe chiarito come il target per i siti orfani e per le bonifiche non sarebbe la fine lavori, ma la bonifica dei siti e, secondo le informazioni fornite al Mase, la Regione avrebbe bonificato più del 70 per cento del suolo, raggiungendo il proprio target ambientale grazie alle attività espletate per il Biviere di Gela, il terzo dei siti orfani siciliani beneficiario dei fondi Pnrr (62,9 milioni di euro complessivi).
Il sito di Gela ha infatti un’estensione di 2.110.000 metri quadri e, allo stato, le attività ed analisi effettuate (i cui risultati sono stati validati da Arpa Sicilia) consentirebbero di certificarne complessivamente 1.740.000 metri quadri che rappresentano il 77,7% della superficie regionale e il 25% della superficie nazionale.
Su tali premesse le somme stanziate per Mazzarrà sarebbero garantite anche dopo le scadenze del 2026. Tuttavia le lungaggini burocratiche mal si conciliano con il rischio che le già critiche condizioni del sito potrebbero ulteriormente aggravarsi dopo le eccezionali piogge di questi ultimi mesi, compromettendo la stabilità della montagna di rifiuti.

sabato 21 febbraio 2026

Impianto di biometano in contrada Lacco: le autorizzazioni ambientali saranno richieste

Lavori in pieno svolgimento a Lacco
Acceso dibattito tra i fautori del sì e gli oppositori ieri a Rodì Milici

«Le autorizzazioni alle emissioni e allo scarico verranno richieste prima dell’entrata in esercizio dell’impianto». Risponde così Agrienergiacircolare 1 ai rilievi mossi dal Dipartimento regionale dell’ambiente nei giorni scorsi. A chiarirlo i vertici della società romana nel corso dell’incontro pubblico di presentazione del progetto tenutosi ieri sera a Rodì Milici. Un dibattito i cui toni si sono accesi nella parte finale, dopo due ore di relazioni dei tecnici e degli esperti della società sui pregi e virtù del costruendo impianto e sul rispetto degli iter burocratici seguiti.

Ma le contestazioni, già mosse nei giorni scorsi anche dai sindaci dei Comuni di Terme Vigliatore, Furnari e Falcone, riguardano anche la mancata “trasparenza”, secondo gli oppositori, in tutta l’operazione. Con la conseguenza che ciascuno rimane sulle proprie posizioni, in attesa di ulteriori sviluppi e di eventuali iniziative portate avanti dal fronte del no, a partire dal sindaco Terme Vigliatore, Bartolo Cipriano, che ieri mattina era a Palermo per interloquire con i funzionari del Dipartimento, assistito dall’avvocato Giampiero Trizzino, ex parlamentare M5S all’Ars, esperto di diritto ambientale e consulente di Zero Waste Sicilia.

Durante l’incontro sono stati forniti inoltre alcuni dati sulla tipologia e sulla quantità delle biomasse che verrebbero utilizzate e sul traffico che tale movimentazione genererà.

96.000 tonnellate (tra pastazzo di agrumi, sansa, letame), reperite, secondo i tecnici, nel raggio di 40 Km da Rodì, con un flusso veicolare (su SS113 e SP 185) medio di 27 camion giornalieri, con picchi di 45 viaggi al giorno nei mesi di ottobre e novembre, per una produzione annua di circa 4 milioni di metri cubi di metano.

Residuo della produzione è infine il cosiddetto digestato (84 mila tonnellate annue di solido e liquido) che sarebbe reimpiegato in agricoltura.

venerdì 13 febbraio 2026

Impianto biometano in contrada Lacco: mancano le autorizzazioni ambientali

Lavori in pieno svolgimento
A specificarlo è il dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Ambiente, Calogero Beringheli rispondendo alla nota dei sindaci di Terme Vigliatore, Furnari e Falcone, contrari al progetto di Agrienergia/Arpinge

«Non risulta avviato il procedimento finalizzato al rilascio dell’Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A.)», necessaria per il rilascio delle abilitazioni ambientali propedeutiche all’esercizio dell’impianto di produzione di biometano che si sta realizzando in contrada Lacco nel Comune di Rodì Milici. Né risulta «pervenuta alcuna istanza volta all’attivazione delle procedure ambientali» o altra «procedura di competenza regionale in materia di autorizzazioni ambientali».

È quanto emerge da una nota del dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Ambiente, Calogero Beringheli, in risposta alla segnalazione fatta dai sindaci di Terme Vigliatore, Bartolo Cipriano, Furnari, Felice Germanò e Falcone, Carmelo Paratore che agli inizi del mese avevano segnalato alla Regione e alla Prefettura le proprie preoccupazioni sulle ricadute ambientali del progetto autorizzato dal Comune di Rodì Milici nel dicembre 2024.

In particolare mancherebbero l’autorizzazione allo scarico e quella alle emissioni in atmosfera previste dal Codice dell’ambiente, in assenza delle quali – ha specificato il dirigente – l’esercizio dell’impianto «configurerebbe una fattispecie di esercizio non autorizzato», con conseguenti sanzioni previste dal suddetto Codice.

Secondo il Dipartimento l’aver seguito la procedura autorizzativa semplificata (Pas) «non può ritenersi sostitutiva dei titoli abilitativi di natura ambientale previsti dalla normativa statale e regionale vigente» che devono essere acquisiti secondo i procedimenti e le competenze previsti dalle leggi vigenti.

In più, viene sottolineato, come «il meccanismo del silenzio-assenso nell’ambito della conferenza dei servizi semplificata, esclude espressamente tale effetto nei casi in cui disposizioni del diritto dell’Unione europea richiedano l’adozione di provvedimenti espressi, ambito nel quale rientrano le procedure e le autorizzazioni soprarichiamate».

Ma quali sono le autorizzazioni e i pareri favorevoli che finora avrebbe ottenuto il progetto?

Secondo quanto riportato anche da sito impiantobiometanorodimilici.it, il progetto «è stato presentato e valutato da oltre 20 enti diversi»: Comune di Rodì Milici, Operatori agricoli del territorio, Ordine degli Agronomi della Provincia di Messina, Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, Dipartimento regionale dello sviluppo rurale e territoriale, Ispettorato Dipartimentale delle foreste di Messina, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Messina, Associazioni di categoria, Dipartimento regionale acqua e rifiuti, Affari Urbanistici Sicilia centrale, Dipartimento Regionale Ambiente, Comando Provinciale dei Vigili del fuoco, Centinaia di imprenditori locali tramite interlocuzioni dirette.

Da quanto si evince dalla determina del comune rodiense n. 640 del 24/12/2024, che dava atto della conclusione positiva della Pas, il Genio Civile di Messina non ha emesso alcun provvedimento in merito all’osservanza delle norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche, l’Ispettorato ripartimentale delle Foreste dell’assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente non ha adottato alcun provvedimento perché il sito di intervento non ricade in zona sottoposta al vincolo idrogeologico, Rfi ha rilasciato il nulla osta favorevole, L’Agenzia delle dogane di Messina ha emesso un parere di non competenza, l’Ufficio infrastrutture del Demanio e Comando Marittimo Sicilia Marina Militare ha rilasciato il nulla osta favorevole, per Snam non c’è interferenza con impianti di loro proprietà, il Comando provinciale del Vigili del fuoco , ufficio prevenzione incendi ha dato parere favorevole, la Soprintendenza ai beni culturali ha rilasciato l’autorizzazione paesaggistica, l’Anas un nulla osta alla fattibilità, che comunque non costituisce atto autorizzativo. Infine, come già riportato in precedenza l’Autorità di bacino aveva rilasciato il nulla osta idraulico e l’autorizzazione all’accesso nel torrente Mazzarrà. Gli altri enti destinatari della pec dell’11 settembre 2024 con cui si convocava la conferenza dei servizi, tra cui Arpa, Dipartimento acque e rifiuti e il Servizio autorizzazioni e valutazioni ambientali del Dipartimento dell’ambiente, non risulta abbiano inviato note o pareri.

mercoledì 21 gennaio 2026

Impianto di biometano nella piana del torrente Mazzarrà: quali gli impatti sulla viabilità?

L'impianto di Rodì
Una delle perplessità manifestate dalle amministrazioni limitrofe al costruendo impianto per la produzione di biometano è legata al potenziale impattante dei mezzi utilizzati per il trasporto in sito della “materia prima”

Quante tonnellate di biomasse e sottoprodotti zootecnici ci vogliono in un anno per soddisfare le esigenze di un impianto da 500 Smc/h (Standard metri cubi per ora) di biometano? 

È una delle domande che in questi giorni si pongono i residenti del comprensorio tirrenico e le amministrazioni comunali di Terme Vigliatore e Furnari che hanno espresso sulla stampa le loro perplessità sul costruendo impianto di biometano in contrada Lacco nel Comune di Rodì Milici (in foto).
Cemienergy, l’impresa veronese che lo sta costruendo per conto di Agrienergia Circolare 1 (società, costituita il 22 settembre 2023 con capitale sociale di 10.000 euro, che ha chiesto il rilascio delle autorizzazioni), sulla sua pagina Instagram riporta che l’impianto utilizzerà letami, polline (deiezioni di galline), vinacce e una vasca da oltre 40.000 tonnellate sarà riservata al pastazzo di agrumi.
Agrienergia non risulta avere un proprio sito internet dal quale poter consultare dati a cui attingere per rispondere alla domanda. 
Proviamo a fare delle stime, basandoci su un ipotetico impianto analogo.
Preliminarmente bisogna dire che la quantità di biomassa agricola necessaria varia sensibilmente in base al tipo e alla resa in biogas delle biomasse o dei sottoprodotti zootecnici utilizzati.
Per un impianto di questa taglia operativo, la media del fabbisogno annuo stimato è di circa 35.000 - 50.000 tonnellate di biomassa mista. 
Le quantità cambiano drasticamente se si utilizza un'unica materia o un mix (valori indicativi su base annua per 8.000 ore di funzionamento). Se, per esempio, si utilizzasse esclusivamente letame, l'impianto richiederebbe oltre 150.000 - 200.000 tonnellate/anno, motivo per cui vengono quasi sempre miscelati con altre materie. Per produrre 500 Smc/h utilizzando esclusivamente pastazzo di agrumi occorrerebbero circa 80.000 - 95.000 tonnellate all'anno di materia prima. 
Invece, per produrre 500 Smc/h di biogas alimentando l'impianto esclusivamente con letame, si stimano necessarie circa 172-180 tonnellate al giorno di letame bovino fresco. Siccome l'obiettivo è produrre 500 Smc/h di biometano raffinato (non solo biogas grezzo), il fabbisogno di letame potrebbe raddoppiare (circa 350-400 t/giorno), poiché il biogas grezzo contiene circa il 50-60% di metano e deve essere purificato. 
Per trasportare 400 tonnellate al giorno di letame, considerando i mezzi comunemente impiegati per questo tipo di materiale, come degli autoarticolati con portata utile media di circa 28-30 tonnellate, occorrerebbero circa 14 viaggi al giorno.
Ipotizzando un ciclo annuo di operatività di 300 giorni, il flusso veicolare sarebbe di 4.200 camion. 

lunedì 19 gennaio 2026

Impianto di biometano nella piana del torrente Mazzarrà: le imprese coinvolte

Lavori in pieno svolgimento
A incardinare la Pas al Comune di Rodì Milici è stata la Agrienergia Circolare 1, una società con sede a Roma. Le opere sono invece realizzate dalla Cemienergy, impresa veronese con una sede operativa nel siracusano

A proporre il progetto di realizzare un impianto per la produzione di biometano da biomasse in contrada Lacco nel Comune di Rodì Milici è stata la società Agrienergia Circolare 1 S.r.l., con sede legale a Roma in Via Crescenzio n.16, sulla quale sono poche le informazioni reperibili in rete.

Allo stesso indirizzo risulta anche la Arpinge, una società d'investimento, partecipata da tre casse di previdenza: Inarcassa (ingegneri e architetti), Cassa Geometri, EPPI (periti industriali) costituita - si legge sul loro sito – per investire in infrastrutture e con vocazione ad agire anche come promotore di progetti greenfield.

Il Gruppo Arpinge nel settembre 2025  – si legge sui sito di Ansa e Unicredit - ha perfezionato un project financing da 80 milioni di euro per la costruzione di un portafoglio di 4 impianti di biometano in Sicilia e Basilicata.

L'operazione è stata sottoscritta da UniCredit per 75 milioni di euro e da Banca Ifigest per 5 milioni di euro.

In dettaglio con l'operazione di project financing, Arpinge realizzerà 4 impianti di biometano alimentati da sottoprodotti agricoli e prodotti zootecnici con capacità ciascuno di 500 Sm3/h, di cui un impianto ubicato in Basilicata (nella provincia di Potenza) e gli altri 3 in Sicilia, nelle province di Catania e di Messina.

Agrienergia Circolare 1 potrebbe esserne quindi una società di progetto? Incrociando i dati reperiti sul sito della Regione e sul sito del Gse, in Sicilia risultano altri due identici progetti, in provincia di Catania (che confermerebbe il collegamento con Arpinge) a Mazzarrone e Caltagirone, presentati da Agrienergia Circolare 2 e Agrienergia Circolare 3. Denominazione quasi identica, partita iva diversa, ma stesso indirizzo di Roma come risulta dal sito ufficiocamerale.it.

Maggiori certezze invece su chi sta realizzando le opere. Si tratta della Cemienergy, impresa veronese con una sede operativa nel siracusano. Sulla loro pagina Instagram si legge che l’impianto insisterà su una superficie di 7 ettari, si stanno realizzando strade, basamenti per gli impianti tecnologici, digestori, vasche di miscelazione, 5 trincee lunghe fino a 40 metri, adibite allo stoccaggio di letami, polline (deiezioni di galline), vinacce. Una vasca da oltre 40.000 tonnellate sarà riservata al pastazzo di agrumi (residuo solido, bucce, semi, polpa, che rimane dopo la spremitura di arance, limoni, mandarini, ecc.) «Un esempio virtuoso – scrivono – di altissima efficienza che utilizzerà solo sottoprodotti locali».

sabato 17 gennaio 2026

Un impianto di biometano nella piana del torrente Mazzarrà

La zona del costruendo impianto
Il quinto in Sicilia per dimensione, si sta costruendo in contrada Lacco con fondi Pnrr, i dubbi dei paesi confinanti

 Si sta costruendo (la foto è del 25 novembre 2025) in contrada Lacco, nel territorio del Comune di Rodì Milici, un impianto per la produzione di biometano da biomasse e altri sottoprodotti zootecnici. Si tratta di un’iniziativa privata, destinataria in parte di risorse pubbliche (circa 7 milioni di euro), quali quelle del Pnrr.

Di cosa si tratta?

Il progetto prevede la realizzazione di un impianto agricolo (da quanto risulta sui documenti) che dovrebbe trattare biomasse non costituenti rifiuti ed è articolato in varie sezioni: strutture per il ricevimento, lo stoccaggio ed il caricamento delle biomasse in ingresso; sezione di digestione anaerobica per la produzione di biogas; impianti per il pretrattamento del biogas e upgrading (eliminazione dell’anidride carbonica) del biogas per la produzione di biometano; sezione di compressione del biometano per l’invio del biometano gassoso alla rete del gas naturale; strutture per lo stoccaggio del digestato destinato al successivo impiego agronomico.

 

Quale l’iter seguito?

 

Esaminando l’autorizzazione rilasciata dall’Autorità di bacino il 17 dicembre 2024, unico documento pubblico ad ora rintracciato, emerge che era stata incardinata presso il Comune di Rodì (che indice la Conferenza dei Servizi il 12 settembre 2024) quella che viene definita Pas, Procedura Abilitativa Semplificata, più snella, introdotta per accelerare la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili. Una via di mezzo tra la semplice comunicazione al Comune e la più complessa Autorizzazione Unica (AU) regionale.

In base alla normativa vigente se l’impianto ha una capacità produttiva pari o inferiore a 500 Sm³/h, si applica la Pas ed è competente il Comune. Oltre tale soglia è obbligatoria l'Autorizzazione Unica (AU) di competenza della Regione.

 

Come funziona?

 

A differenza di un'autorizzazione classica dove devi aspettare un "sì" scritto, la PAS si basa sul tempo.

La PAS deve essere presentata al Comune almeno 30 giorni prima dell'inizio lavori, accompagnata da una dettagliata relazione, a firma di un progettista abilitato, e dagli opportuni elaborati progettuali, attestanti anche la compatibilità del progetto con gli strumenti urbanistici e i regolamenti edilizi vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie. Per la PAS vale il meccanismo del silenzio assenso: trascorso il termine di 30 giorni dalla presentazione della PAS senza riscontri o notifiche da parte del Comune è possibile iniziare i lavori.

Come riporta stamattina il quotidiano Gazzetta del Sud, in un articolo a firma del collega Mario Garofalo, i lavori sono già in fase avanzata e il sindaco di Rodì, Eugenio Aliberti, ha reso noto via social che a breve il progetto verrà illustrato alla cittadinanza. Sempre la Gazzetta dà conto anche dei dubbi espressi dall’amministrazione di Terme Vigliatore, Comune confinante, relativi agli impatti odorigeni e sulla viabilità, anticipando eventuali iniziative a tutela del bene comune.

Preoccupazioni condivise anche dal sindaco di Furnari, Felice Germanò, che fin dall’inizio del suo mandato nel giugno del 2022, si è trovato a contrastare, finora con esito positivo, la realizzazione di un altro impianto di produzione di biometano, in questo caso da rifiuti, che si voleva realizzare in contrada Zuppà, ovvero sull’altra sponda del torrente Mazzarrà e proprio di fronte al costruendo impianto di Rodì.

Come andrà a finire?

sabato 13 dicembre 2025

Messa in sicurezza di contrada Zuppà, a rischio i fondi Pnrr?

Si avvicina la scadenza del 31 marzo e ancora non è stata bandita la gara per un intervento che richiederà quasi tre anni di lavori

Occorreranno oltre 900 giorni per completare le attività di messa in sicurezza definitiva dell’ex discarica di contrada Zuppà, chiusa nel novembre del 2014 per revoca delle autorizzazioni regionali. Questi i tempi indicati dal cronoprogramma del progetto esecutivo, redatto dallo studio Ministeri & associati per conto del Dipartimento regionale acque e rifiuti, soggetto attuatore dell’intervento di messa in sicurezza definitivo finanziato con fondi Pnrr, destinati ai siti orfani. Dai 12 milioni originari previsti nel 2022, si è arrivati ai 32,3 dell’accordo quadro tra Stato e Regione, siglato lo scorso gennaio. 

Tuttavia, tali tempi non sarebbero compatibili con le scadenze fissate dal Pnrr, che prevedono il completamento entro il 31 marzo 2026 di almeno il 70 per cento della bonifica dei suoli, quando ad oggi si attende ancora l’indizione della gara di appalto.

E a dirlo è proprio il soggetto attuatore che chiede alla politica di trovare delle soluzioni.


 

Cronologia dei fatti principali

Il 4 agosto 2022 il ministero dell’Ambiente ha definito l’elenco dei “siti orfani” siciliani candidati a finanziamento Pnrr, 64.200.000 euro destinati alla Regione, con il sito di Mazzarrà individuato in ordine di priorità al n. 6 e destinatario di 12 milioni di euro.

Sempre nel 2022, lo studio Ministeri & Associati consegnava la progettazione per le opere di messa in sicurezza della discarica per un importo di 23.706.209,84, euro. Lo stesso fu poi approvato in conferenza dei servizi del 21 settembre 2022.

Si dovrà attendere il 17 Maggio 2023, perché il Dipartimento nomini quale Soggetto Attuatore Esterno per la realizzazione operativa dell’intervento di “messa in sicurezza, chiusura e riqualificazione della discarica la Società per la Regolamentazione del servizio di gestione dei rifiuti (S.R.R.) “Messina Provincia Società Consortile per Azioni.

Ma il 23 maggio 2023 Srr pone due condizioni per fare il Soggetto attuatore: garantire l’intera copertura finanziaria per il progetto Ministeri e ottenere il Paur per il polo impiantistico.

Ovvero?

Nel 2021 Srr aveva incardinato presso il Dipartimento regionale dell’ambiente un procedimento per ottenere il provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) per realizzare all’interno dell’area di Zuppà, accanto all’ex discarica, un grande polo impiantistico per il trattamento dei rifiuti. Progetto controverso e avversato dal vicino Comune di Furnari che, dopo i primi pareri positivi (2022-2023), subì una battuta d’arresto nel febbraio 2024 per l’emergere di gravi carenze documentali legate alla situazione idrogeologica del sito. Lacune non colmate, tanto che poi il Paur viene negato nell'ottobre 2025.

Intanto la situazione ambientale della discarica continuava a peggiorare e, nel luglio del 2023 l’avvocato Angelo Vitarelli, curatore fallimentare della Tirrenoambiente lanciò l’allarme sul rischio crollo dell’ammasso di rifiuti e sulla presenza di elevate concentrazioni di biogas nell’ex discarica di contrada Zuppà.

A complicare ulteriormente le cose il 25 giugno 2024 un gravissimo incendio, di probabile origine dolosa, devastò circa il trenta per cento della discarica.

Come evidenziato dall’ARPA Sicilia il 6 settembre 2024 le criticità già elencate nell’ultima relazione del 2023, si erano «fortemente acuite, con particolare riferimento all’impianto di estrazione del percolato, andato completamente distrutto, al cedimento dei rifiuti, alle superfici scoperte della discarica ma soprattutto alla non captazione ed intercettazione del percolato e del biogas».

Con decreto n. 1574 del 3 ottobre 2024 viene revocato per inadempienza l’incarico di soggetto attuatore alla Srr ponendo direttamente in carico al Dipartimento acque e rifiuti , già Responsabile Unico dell’Attuazione del predetto intervento, l’onere di assolvere con diretta titolarità al ruolo di “Soggetto Attuatore e Stazione Appaltante” per la realizzazione della messa in sicurezza.

Il 31 gennaio 2025 viene firmato a Roma tra il Dirigente generale del Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti e il Direttore della Direzione generale Economica Circolare e Bonifiche (ECB) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) l’Accordo per la realizzazione degli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti orfani ricadenti nel territorio della Regione Siciliana, poi approvato con D.D. ministeriale n.14 del 03 febbraio 2025, registrato dalla Corte dei Conti in data 7 febbraio 2025 al n. 342. Tale accordo rimodula le somme a disposizione della Regione e porta il finanziamento per Mazzarrà a 32,3 milioni di euro.

Con decreto 512 del 24 aprile 2025 i 32,3 milioni vengono incamerati dalla Regione e con il decreto 1134 del 3 giugno 2025 vengono riversate nell’apposito capitolo di bilancio, il 642145.

Nel frattempo il soggetto attuatore ha commissionato l’aggiornamento del progetto Ministeri, la sua validazione, uno studio idrogeologico e la caratterizzazione del rifiuto.

Il 18 novembre 2025 il Rup, ing. Trovato ha trasmesso il Verbale di validazione del progetto, concludendo di fatto l’incarico affidato, comunicando che tale verbale consente l'avvio della procedura di affidamento dei lavori.

 

 

domenica 23 novembre 2025

Ex discarica di Zuppà, si centrerà l'obiettivo della sua messa in sicurezza?

In occasione di un dibattito pubblico, sabato 22 novembre, cittadini, associazioni e istituzioni hanno espresso perplessità e dubbi sul raggiungimento degli obiettivi fissati dalla bonifica dei siti orfani attraverso le risorse del Pnrr. Salvo - e a oggi non se ne ha notizia - la concessione di eventuali proroghe, entro il 31 marzo del 2026 bisognerà aver raggiunto almeno il 70 % della bonifica del suolo del sito di Zuppà. Si teme che tale risultato, non essendo ancora ad oggi nemmeno stata bandita la gara, non possa concretamente essere raggiunto.

I video che seguono sono degli estratti, l'integrale è visionabile al seguente link

 

L'intervento dell'associazione Zero Waste Sicilia

 
 
L'intervento del sindaco di Furnari, Felice Germanò
 
 
L'intervento dell'on. Stefania Marino 
 

L'intervento dell'avv. Giampiero Trizzino, già presidente Commissione ambiente all'Ars