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mercoledì 1 luglio 2026

Ennesimo intervento tampone in contrada Zuppà in attesa del Pnrr

Vasca di accumulo del percolato
Il commissario per l’emergenza dell’ex discarica di contrada Zuppà, Arturo Vallone, ha nominato il Comune di Mazzarrà soggetto attuatore per la prosecuzione dell’intervento di carico, trasporto e smaltimento del percolato. 

Le nuove risorse, pari a 1.259.940 euro, sono state rintracciate nelle economie di un precedente finanziamento disposto dalla Giunta regionale nel 2023, per realizzare alcuni interventi urgenti nel sito, chiuso nel novembre del 2014 per revoca delle autorizzazioni ambientali e mai avviato alla fase di gestione post mortem trentennale: ripristino della rete primaria e secondaria di captazione del percolato e del biogas (andata poi distrutta nel corso del grave incendio doloso appiccato il 24 giugno 2024), riattivazione della torcia, lo svuotamento della vasca di accumulo del percolato e delocalizzazione dello stoccaggio, questi ultimi due, secondo quanto riporta il provvedimento firmato da Vallone, ritenuti «non più necessari in quanto il nuovo progetto esecutivo prossimo ad andare in gara comprende attività analoghe».

Si tratta dell’ennesimo intervento “tampone” disposto in via sostitutiva dalla Regione in danno dei soggetti inadempienti, a partire dall’aprile del 2017, «per la salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente» e che, ad oggi, ha visto impegnati oltre sei milioni di euro di fondi pubblici.

La nuova dotazione finanziaria garantirà la gestione del percolato prodotto dall’ex discarica nelle more della sua messa in sicurezza definitiva. Opera che da mesi è ancora in attesa che venga bandita la gara per l’affidamento degli interventi finanziati con i 32,3 milioni del Pnrr destinati ai siti orfani e i cui tempi di espletamento non saranno certo brevi.


martedì 9 giugno 2026

I ritardi nella messa in sicurezza della discarica di Mazzarrà, un caso nazionale

Pier Damiani D'Agata riprende l'interno dell'ex discarica

Oggi su FuoriTg, rubrica del Tg3 nazionale è andato in onda il reportage del giornalista Pier Damiani D'Agata sul disastro ambientale dell'ex discarica. Focus sui 32 milioni di euro del Pnrr erano destinati alla bonifica della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, nel Messinese, finita al centro di un’inchiesta della procura per disastro ambientale (con diverse persone tra ex amministratori della Tirrenoambiente, ex proprietaria, sindaci e funzionari della Regione sotto processo a Messina). Anche in questo caso, però, gli interventi previsti non sono mai partiti.

Clicca per vedere il reportage di FuoriTg del Tg3

martedì 31 marzo 2026

Impianto di biometano a Rodì, la Regione ribadisce la necessità dell'Autorizzazione unica ambientale

Quasi completate le opere
Lo chiarisce una nota del 27 marzo scorso che il Servizio autorizzazioni del Dipartimento regionale Ambiente ha inviato ad Agrienergia e al Comune di Rodì Milici oltre che a Prefettura, Città metropolitana e Arpa.

L’attività istruttoria per il costruendo impianto di biometano in contrada Lacco potrà proseguire solo dopo «la formale attivazione del procedimento di Aua (Autorizzazione unica ambientale ) presso la Città Metropolitana di Messina», alla quale la società titolare del progetto, Agrienergia circolare 1, dovrà pertanto trasmettere, tramite il Suap (Sportello unico attività produttive) di Rodì, l’intero progetto, compresa la variante. «In difetto – sottolinea il Dipartimento -, l’impianto risulterà carente dei presupposti di legge necessari all’immissione in esercizio, con ogni conseguente responsabilità in capo alla Società in ordine alla legittimità dell’avvio dell’attività in assenza delle prescritte autorizzazioni ambientali».
È quanto ribadisce in una nota del 27 marzo il Dipartimento regionale dell’Ambiente, riscontrando precedenti osservazioni fatte dalla società.
Il Dipartimento non ha ritenuto condivisibili le argomentazioni con cui Agrienergia aveva sostenuto l’esclusione dell’impianto dal regime dell’Aua, in forza dell’art. 3 del Regolamento della Città Metropolitana di Messina.
Viene chiarito infatti che la Pas (procedura autorizzativa semplificata) «non ha natura autorizzatoria sotto il profilo ambientale», il suo perimetro applicativo è «tassativamente limitato ai profili urbanistico-edilizi ed energetici e non annovera, tra gli atti di assenso acquisibili o sostituibili, quelli di natura ambientale», deve quindi essere «necessariamente integrata dal provvedimento di Aua rilasciato dall’Autorità competente».
La società aveva inoltre sostenuto «che, a seguito di una variante progettuale che riduce la potenza del cogeneratore sotto la soglia di 1 MW, lo stesso non sia più soggetto ad autorizzazione alle emissioni».
Sul punto il Dipartimento ha invece osservato «che l’assetto emissivo di un impianto non è caratterizzato esclusivamente dai punti di emissione convogliate (camini), ma comprende anche le emissioni diffuse generate dalle diverse fasi del ciclo produttivo».
Nel caso specifico di un impianto di biometano, assumerebbero «particolare rilievo le emissioni diffuse di natura odorigena», per le quali le norme, impongono alle autorità competenti di esprimersi con «specifiche misure di prevenzione e limitazione».
«Ne consegue – viene chiarito - che l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera non può ritenersi correlata esclusivamente al funzionamento del cogeneratore, ma deve essere ottenuta per l’intero impianto di produzione di biometano, inteso come complesso unitario».