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mercoledì 21 gennaio 2026

Impianto di biometano nella piana del torrente Mazzarrà: quali gli impatti sulla viabilità?

L'impianto di Rodì
Una delle perplessità manifestate dalle amministrazioni limitrofe al costruendo impianto per la produzione di biometano è legata al potenziale impattante dei mezzi utilizzati per il trasporto in sito della “materia prima”

Quante tonnellate di biomasse e sottoprodotti zootecnici ci vogliono in un anno per soddisfare le esigenze di un impianto da 500 Smc/h (Standard metri cubi per ora) di biometano? 

È una delle domande che in questi giorni si pongono i residenti del comprensorio tirrenico e le amministrazioni comunali di Terme Vigliatore e Furnari che hanno espresso sulla stampa le loro perplessità sul costruendo impianto di biometano in contrada Lacco nel Comune di Rodì Milici (in foto).
Cemienergy, l’impresa veronese che lo sta costruendo per conto di Agrienergia Circolare 1 (società, costituita il 22 settembre 2023 con capitale sociale di 10.000 euro, che ha chiesto il rilascio delle autorizzazioni), sulla sua pagina Instagram riporta che l’impianto utilizzerà letami, polline (deiezioni di galline), vinacce e una vasca da oltre 40.000 tonnellate sarà riservata al pastazzo di agrumi.
Agrienergia non risulta avere un proprio sito internet dal quale poter consultare dati a cui attingere per rispondere alla domanda. 
Proviamo a fare delle stime, basandoci su un ipotetico impianto analogo.
Preliminarmente bisogna dire che la quantità di biomassa agricola necessaria varia sensibilmente in base al tipo e alla resa in biogas delle biomasse o dei sottoprodotti zootecnici utilizzati.
Per un impianto di questa taglia operativo, la media del fabbisogno annuo stimato è di circa 35.000 - 50.000 tonnellate di biomassa mista
Le quantità cambiano drasticamente se si utilizza un'unica materia o un mix (valori indicativi su base annua per 8.000 ore di funzionamento). Se, per esempio, si utilizzasse esclusivamente letame, l'impianto richiederebbe oltre 150.000 - 200.000 tonnellate/anno, motivo per cui vengono quasi sempre miscelati con altre materie. Per produrre 500 Smc/h utilizzando esclusivamente pastazzo di agrumi occorrerebbero circa 80.000 - 95.000 tonnellate all'anno di materia prima. 
Invece, per produrre 500 Smc/h di biogas alimentando l'impianto esclusivamente con letame, si stimano necessarie circa 172-180 tonnellate al giorno di letame bovino fresco. Siccome l'obiettivo è produrre 500 Smc/h di biometano raffinato (non solo biogas grezzo), il fabbisogno di letame potrebbe raddoppiare (circa 350-400 t/giorno), poiché il biogas grezzo contiene circa il 50-60% di metano e deve essere purificato. 
Per trasportare 400 tonnellate al giorno di letame, considerando i mezzi comunemente impiegati per questo tipo di materiale, come degli autoarticolati con portata utile media di circa 28-30 tonnellate, occorrerebbero circa 14 viaggi al giorno.
Ipotizzando un ciclo annuo di operatività di 300 giorni, il flusso veicolare sarebbe di 4.200 camion. 

lunedì 19 gennaio 2026

Impianto di biometano nella piana del torrente Mazzarrà: le imprese coinvolte

Lavori in pieno svolgimento
A incardinare la Pas al Comune di Rodì Milici è stata la Agrienergia Circolare 1, una società con sede a Roma. Le opere sono invece realizzate dalla Cemienergy, impresa veronese con una sede operativa nel siracusano

A proporre il progetto di realizzare un impianto per la produzione di biometano da biomasse in contrada Lacco nel Comune di Rodì Milici è stata la società Agrienergia Circolare 1 S.r.l., con sede legale a Roma in Via Crescenzio n.16, sulla quale sono poche le informazioni reperibili in rete.

Allo stesso indirizzo risulta anche la Arpinge, una società d'investimento, partecipata da tre casse di previdenza: Inarcassa (ingegneri e architetti), Cassa Geometri, EPPI (periti industriali) costituita - si legge sul loro sito – per investire in infrastrutture e con vocazione ad agire anche come promotore di progetti greenfield.

Il Gruppo Arpinge nel settembre 2025  – si legge sui sito di Ansa e Unicredit - ha perfezionato un project financing da 80 milioni di euro per la costruzione di un portafoglio di 4 impianti di biometano in Sicilia e Basilicata.

L'operazione è stata sottoscritta da UniCredit per 75 milioni di euro e da Banca Ifigest per 5 milioni di euro.

In dettaglio con l'operazione di project financing, Arpinge realizzerà 4 impianti di biometano alimentati da sottoprodotti agricoli e prodotti zootecnici con capacità ciascuno di 500 Sm3/h, di cui un impianto ubicato in Basilicata (nella provincia di Potenza) e gli altri 3 in Sicilia, nelle province di Catania e di Messina.

Agrienergia Circolare 1 potrebbe esserne quindi una società di progetto? Incrociando i dati reperiti sul sito della Regione e sul sito del Gse, in Sicilia risultano altri due identici progetti, in provincia di Catania (che confermerebbe il collegamento con Arpinge) a Mazzarrone e Caltagirone, presentati da Agrienergia Circolare 2 e Agrienergia Circolare 3. Denominazione quasi identica, partita iva diversa, ma stesso indirizzo di Roma come risulta dal sito ufficiocamerale.it.

Maggiori certezze invece su chi sta realizzando le opere. Si tratta della Cemienergy, impresa veronese con una sede operativa nel siracusano. Sulla loro pagina Instagram si legge che l’impianto insisterà su una superficie di 7 ettari, si stanno realizzando strade, basamenti per gli impianti tecnologici, digestori, vasche di miscelazione, 5 trincee lunghe fino a 40 metri, adibite allo stoccaggio di letami, polline (deiezioni di galline), vinacce. Una vasca da oltre 40.000 tonnellate sarà riservata al pastazzo di agrumi (residuo solido, bucce, semi, polpa, che rimane dopo la spremitura di arance, limoni, mandarini, ecc.) «Un esempio virtuoso – scrivono – di altissima efficienza che utilizzerà solo sottoprodotti locali».


sabato 17 gennaio 2026

Un impianto di biometano nella piana del torrente Mazzarrà

La zona del costruendo impianto
Il quinto in Sicilia per dimensione, si sta costruendo in contrada Lacco con fondi Pnrr, i dubbi dei paesi confinanti

 Si sta costruendo (la foto è del 25 novembre 2025) in contrada Lacco, nel territorio del Comune di Rodì Milici, un impianto per la produzione di biometano da biomasse e altri sottoprodotti zootecnici. Si tratta di un’iniziativa privata, benché destinataria di risorse pubbliche (una ventina di milioni di euro), quali quelle del Pnrr.

Di cosa si tratta?

Il progetto prevede la realizzazione di un impianto agricolo (da quanto risulta sui documenti) che dovrebbe trattare biomasse non costituenti rifiuti ed è articolato in varie sezioni: strutture per il ricevimento, lo stoccaggio ed il caricamento delle biomasse in ingresso; sezione di digestione anaerobica per la produzione di biogas; impianti per il pretrattamento del biogas e upgrading (eliminazione dell’anidride carbonica) del biogas per la produzione di biometano; sezione di compressione del biometano per l’invio del biometano gassoso alla rete del gas naturale; strutture per lo stoccaggio del digestato destinato al successivo impiego agronomico.

 

Quale l’iter seguito?

 

Esaminando l’autorizzazione rilasciata dall’Autorità di bacino il 17 dicembre 2024, unico documento pubblico ad ora rintracciato, emerge che era stata incardinata presso il Comune di Rodì (che indice la Conferenza dei Servizi il 12 settembre 2024) quella che viene definita Pas, Procedura Abilitativa Semplificata, più snella, introdotta per accelerare la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili. Una via di mezzo tra la semplice comunicazione al Comune e la più complessa Autorizzazione Unica (AU) regionale.

In base alla normativa vigente se l’impianto ha una capacità produttiva pari o inferiore a 500 Sm³/h, si applica la Pas ed è competente il Comune. Oltre tale soglia è obbligatoria l'Autorizzazione Unica (AU) di competenza della Regione.

 

Come funziona?

 

A differenza di un'autorizzazione classica dove devi aspettare un "sì" scritto, la PAS si basa sul tempo.

La PAS deve essere presentata al Comune almeno 30 giorni prima dell'inizio lavori, accompagnata da una dettagliata relazione, a firma di un progettista abilitato, e dagli opportuni elaborati progettuali, attestanti anche la compatibilità del progetto con gli strumenti urbanistici e i regolamenti edilizi vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie. Per la PAS vale il meccanismo del silenzio assenso: trascorso il termine di 30 giorni dalla presentazione della PAS senza riscontri o notifiche da parte del Comune è possibile iniziare i lavori.

Come riporta stamattina il quotidiano Gazzetta del Sud, in un articolo a firma del collega Mario Garofalo, i lavori sono già in fase avanzata e il sindaco di Rodì, Eugenio Aliberti, ha reso noto via social che a breve il progetto verrà illustrato alla cittadinanza. Sempre la Gazzetta dà conto anche dei dubbi espressi dall’amministrazione di Terme Vigliatore, Comune confinante, relativi agli impatti odorigeni e sulla viabilità, anticipando eventuali iniziative a tutela del bene comune.

Preoccupazioni condivise anche dal sindaco di Furnari, Felice Germanò, che fin dall’inizio del suo mandato nel giugno del 2022, si è trovato a contrastare, finora con esito positivo, la realizzazione di un altro impianto di produzione di biometano, in questo caso da rifiuti, che si voleva realizzare in contrada Zuppà, ovvero sull’altra sponda del torrente Mazzarrà e proprio di fronte al costruendo impianto di Rodì.

Come andrà a finire?