Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001

Si ricorda però che l’art. 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili."

giovedì 23 marzo 2017

Processo per mafia "Torrente": slitta tutto al 3 luglio

Mafia e politica. L'interesse della cosca mafiosa dei mazzarroti per le amministrative del 2007 a Furnari (Me)

Ieri avrebbe dovuto tenersi un'altra udienza del processo per mafia denominato "Torrente", dal nome dell'operazione dei Ros di Messina del novembre del 2010.
L'inchiesta riguardava le elezioni amministrative del maggio 2007 a Furnari e che sarebbero state inquinate dala cosca dei mazzarroti, articolazione della famiglia mafiosa dei barcellonesi. Tra gli imputati anche l'ex sindaco di Furnari, il chirurgo Salvatore Lopes, Tindaro Calabrese, allora a capo del clan dopo l'estromissione di Carmelo Bisognano, gli imprenditori Leonardo Arcidiacono e Roberto Munafò, Sebastiano Placido Geraci e lo stesso Carmelo Bisognano, collaboratore di giustizia e la sorella Vincenza.
Causa dell'astensione degli avvocati penalisti, il presidente del collegio, dottor Fabio Gugliotta - che ha preso il posto della dottoressa Maria Tindara Celi dopo il suo trasferimento alla Corte d'appello di Messina - ha rinviato il processo all'udienza del 3 luglio prossimo, sospendendo i termini di prescrizione, nonostante l'opposizione dell'avvocato Giuseppe Carrabba del collegio difensivo del dottor Salvatore Lopes.
Per l'udienza di luglio è prevista l'audizione dei residui testi della procura, rappresentata in aula dal dottor Angelo Cavallo (nella foto).

sabato 25 febbraio 2017

Un altro processo per l’Elettrodotto Sorgente Rizziconi

Stavolta sotto la lente della magistratura finisce il Pilone 45 del tratto siciliano dell’elettrodotto, realizzato “senza alcuna opera contestuale di contenimento e cautela”

Dopo il pilone 40, anche il sostegno 45, del tratto siciliano dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi a 380 kv, finisce sul banco degli imputati. Avrà inizio il prossimo 28 febbraio un nuovo processo, contro Terna e ditte collegate, per la sua realizzazione del sostegno.
Il pubblico ministero Antonio Carchietti ha citato in giudizio il direttore dei lavori Lorenzo Lodoli, il responsabile dell’area progettazione e realizzazione impianti centro-sud della direzione ingegneria di “Terna Rete Italia Spa” Roberto Cirrincione, il responsabile della progettazione della fondazione del sostegno tubolare picchetto 45 Attilio Rosati e il capo-cantiere dell’area interessata dai lavori di costruzione del monostelo 45 in contrada Raffa della frazione Serro del Comune di Villafranca Tirrena Paolo Quinto Squillaci.
A tutti viene contestato l’art. 677 c. 3 cp perché, nelle rispettive qualità, «omettevano di provvedere a disporre ed eseguire i lavori necessari per rimuovere il pericolo derivante dall'innalzamento - senza alcuna opera contestuale dì contenimento e cautela - del palo monostelo "nr. 45" (facente parte del costruendo elettrodotto a 380 KV "Sorgente-Rizziconi") in area caratterizzata da un versante ad acclività crescente (area definita dal P.A.I. come a franosità diffusa attiva, cartografata a rischio "R2" pericolosità "P2"), derivando datale contegno pericolo per le persone consistente nell'omessa paralizzazione del processo eziologico di spinta da frana presso l'abitato di Villafranca Tirrena».
Il pilone era stato sequestrato a gennaio dello scorso anno a seguito dell’esito di una perizia tecnica disposta dalla Procura della Repubblica di Messina a causa di una segnalazione dell’Ispettore Ripartimentale delle Foreste Carmelo di Vincenzo, il quale aveva evidenziato che il progetto di Terna era corredato da due relazioni geologiche in forte contrasto tra di loro e che riguardavano una zona PAI nel Villaggio Serro del Comune di Villafranca Tirrena in dissesto idrogeologico caratterizzato da franosità attiva,per la quale l’Ispettorato delle Foreste aveva chiesto alla Regione, inutilmente, la modifica degli indici di rischio e pericolosità.

L'Associazione Mediterranea per la natura, già parte civile con l'avvocato Carmelo Picciotto del foro di Messina nel procedimento relativo alla realizzazione del sostegno 40 e che ha già visto 5 udienze, in una nota diffusa agli organi di stampa ha evidenziato come «Ancora un passo in avanti in questa incredibile vicenda che vede paradossalmente il governo Crocetta impegnato in uno sforzo a 360 gradi a supportare Terna con ogni mezzo:delibere di giunta, protocolli ed ultimamente anche tentativi di introdurre, nella normativa regionale siciliana, la sottrazione delle opere di Terna ai vincoli dei piani paesaggistici,cosa che porterebbe sia alla depenalizzazione degli illeciti contestati nel processo in corso per la realizzazione del sostegno n. 40, sia la realizzazione di nuovi, devastanti elettrodotti aerei».

giovedì 23 febbraio 2017

Mafia barcellonese: chiesti altri trent'anni per Tindaro Calabrese


Oggi si è aperta la discussione del procedimento con rito abbreviato per gli degli imputati nel processo scaturito dall'operazione della DDA di Messina Gotha 6, contro la cosca mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto. Le indagini, che si sono avvalse anche dell'apporto delle rivelazioni di diversi collaboratori di giustizia, Carmelo D'Amico in primis, hanno fatto luce su mandanti ed esecutori di 17 omicidi ed di un tentato omicidio avvenuti tra il 1993 ed il 2012 nel barcellonese.
L’udienza, presieduta dal Gup del Tribunale di Messina Monia De Francesco, ha riguardato otto imputati che ne avevano fatto richiesta. 
I pubblici ministeri della Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo hanno chiesto la condanna a 30 anni per il boss di Novara di Sicilia Tindaro Calabrese e per Carmelo Salvatore Trifirò, chieste, inoltre, condanne a 10 anni per Salvatore Chiofalo che risponde di tentato omicidio. 
Per i cinque pentiti chiesti - con la continuazione con altre sentenze - 6 anni per Nunziato Siracusa, 12 anni per Santo Gullo, 8 anni per l’ex capo dell'ala militare dei barcellonesi Carmelo D’Amico, 14 anni per il fratello Francesco D’Amico e 10 anni per Franco Munafò. 
Per tutti è stata applicata l’istanza per la concessione dell’articolo 8 per la collaborazione. 
Il processo è stato rinviato per gli interventi dei difensori