Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001

Si ricorda però che l’art. 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili."

giovedì 18 ottobre 2018

Altri 969.000 euro di soldi pubblici per lo smaltimento del percolato di Mazzarrà


Esaurito il "Fondo per le spese impreviste", la copertura del nuovo intervento sostitutivo in danno di Tirrenoambiente e Comune di Mazzarrà S.A., sarà garantita dal "Fondo cui fare affluire il gettito del tributo speciale relativo al deposito in discarica di rifiuti solidi"

Ci risiamo, da quando il 5 aprile del 2017 il percolato prodotto dalla discarica di Tirrenoambiente finì nel vicino torrente Mazzarrà, è la Regione siciliana a finanziare lo smaltimento del liquido tossico "in via sostitutiva" e "in danno del soggetto responsabile inadempiente", fatto che si è ripetuto più volte.
Ricordiamo che la Regione si è trovata ad intervenire "attesa la dissestata situazione finanziaria del Gestore della discarica di Mazzarrà Sant'andrea e l'impossibilità da parte del Comune di Mazzarrà Sant'Andrea, territorialmente competente, ad intervenire poiché in stato di dissesto finanziario".
Il via all'ultimo (per il momento, ndr) intervento lo dà una nota dello scorso 31 agosto del Dipartimento Regionale dell'Acqua e dei Rifiuti che evidenzia "l'urgenza di provvedere con un prelievo dal Fondo di Riserva per le opere impreviste, capitolo 215702, ove disponibili o da altra posta utilizzabile allo scopo" di altri 969.000 euro per "fronteggiare le emergenze di percolato" e consentirne lo smaltimento per circa 300 giorni stimandone una quantità di circa 50 metri cubi al giorno, evitando lo sversamento nel torrente Mazzarrà.
Ma il Ragioniere generale della Regione, richiamando i precedenti interventi della Giunta regionale sulla discarica , ha fatto presente che su quel "Fondo per le spese impreviste" sono rimasti soltanto 120.000 euro, insufficienti pertanto rispetto alla richiesta dell'Assessorato, ha suggerito di coprire le somme richieste con le risorse del "Fondo cui fare affluire il gettito del tributo speciale relativo al deposito in discarica di rifiuti solidi" che presenta una disponibilità di 3.681.000 euro per l'esercizio 2018, 10.450.000 euro per il 2019 e 10.650.000 per il 2020.
Avuta la conferma della disponibilità delle risorse la Giunta lo scorso 12 ottobre ha deliberato l'intervento sostitutivo "provvedendo alla relativa spesa", pari a 530.000 euro per l'anno 2018 e a 439.000 euro per l'anno 2019.
Dallo sversamento del 5 aprile 2017 sono stati deliberati, in più riprese, dalla Giunta regionale importi pari a 1.510.000 euro dei quali 1.210.000 effettivamente riversate sul relativo capitolo di spesa e 898.888,49 euro quelli effettivamente spesi. Per l'importo di 310.000 euro deliberato lo scorso 28 marzo e destinato alla manutenzione del capping provvisorio, è in fase di perfezionamento l'affidamento dei lavori.


sabato 8 settembre 2018

Discarica di Mazzarrà: sarà indetta una gara per la sostituzione di parte del capping provvisorio

Lo scorso marzo la Regione siciliana aveva stanziato altri 510.000 euro, presi dal Fondo di riserva per le spese impreviste.

Nel dettaglio di quella somma 200.000 euro erano stati stanziati per garantire lo smaltimento del percolato per un periodo di circa due mesi (affidato in forma diretta alla Tech Servizi), gli altri 310.000 euro, invece, dovevano essere impiegati per consentire l'intervento di sostituzione parziale di capping (copertura del sito inquinato, ndr) provvisorio al fine di “mitigare la produzione di percolato e per adottare le misure di messa in sicurezza del sito”.
Il 4 settembre scorso il Comune di Mazzarrà Sant'Andrea ha indetto la gara di appalto per i lavori di "Messa in sicurezza in emergenza della discarica (Modulo 2) sita in c.da Zuppà del Comune di Mazzarrà S.A. (ME), attraverso la sostituzione di una porzione di capping provvisorio" aggiudicato procedura negoziata con il criterio Minor prezzo.
A questo provvedimento si è giunti dopo che l'11 maggio il Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti aveva nominato il comune mazzarrese Soggetto Attuatore dell'urgentissimo intervento.
La Giunta Pietrafitta ha successivamente approvato il progetto esecutivo,  redatto dall'ing. Roberta Curcio, dipendente interna della società Tirrenoambiente S.p.A. in liquidazione, lo scorso 24 agosto, per l'importo complessivo di 304.229,05 euro , di cui 230.141,47 quale importo lavori a base d'asta e 74.157,58 per somme a disposizione dell'Amministrazione.
Nella determina si legge come "si procederà all'aggiudicazione anche in caso di un'unica offerta valida e che I'amministrazione si riserva in ogni caso di non procedere all'aggiudicazione se nessuna offerta risultasse conveniente o idonea in relazione all'oggetto dell'appalto".
Somme che dovranno essere recuperate, in quanto stanziate dalla Regione in via sostitutiva e in danno del soggetto responsabile inadempiente, ovvero la Tirrenoambiente.

Pubblicato su MessinaOra.it

domenica 8 aprile 2018

Messa in sicurezza della discarica di Mazzarrà: cosa ha evidenziato il sopralluogo dell'ISPRA


Lo scorso 12 febbraio ISPRA e ARPA Sicilia, su richiesta del MATTM, hanno effettuato un sopralluogo sul sito di Tirrenoambiente per valutare l'efficienza dei presìdi di monitoraggio esistenti e determinare gli impatti sulle diverse matrici ambientali

Non smette di incombere sulla tranquillità degli abitanti dei centri vicini la minaccia della “collina della munnizza”, che con i suoi 3,2 milioni di metri cubi è una bomba ecologica e rischia di
collassare.
Un danno ambientale che un’azienda inadempiente e in liquidazione asserisce di non essere in condizione di affrontare. Com'è noto, fin dallo sversamento del 5 aprile dello scorso anno, è la Regione, con già ben quattro interventi sostitutivi in danno di Tirrenoambiente e Comune di Mazzarrà, a garantire lo smaltimento del percolato prodotto dalla discarica.

Impermeabilizzazione non idonea

Un recente rapporto dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale,
redatto a febbraio 2018 su richiesta del ministero dell’Ambiente, il cui intervento è stato sollecitato a vari livelli istituzionali, ha evidenziato come “l'attuale stato della copertura provvisoria non garantisce l'impermeabilizzazione dei rifiuti”.
Infatti per i tecnici il materiale utilizzato per la copertura non “risulta idoneo a garantire l'isolamento dei rifiuti e presenta numerose discontinuità, in molte parti risulta ammalorata e alcune porzioni risultano ancora scoperte”.
Non solo, manca anche “un idoneo sistema di raccolta e regimentazione delle acque meteoriche e le stesse senza alcun trattamento confluiscono all'interno del torrente Mazzarrà, con evidente rischio di contaminazione potenziale”.
Fattori questi che secondo l'ISPRA comportano l'aumento della produzione giornaliera di percolato.

La discarica è instabile e rischia di collassare

Esaminando poi le condizioni attuali del corpo di discarica il sopralluogo ha evidenziato come “la discarica presenta dei fronti di instabilità”.
Alcune porzioni della stessa “presentano fronti prossimi alla verticalità la cui stabilità è garantita esclusivamente dalla presenza del telo di copertura”. Sono inoltre presenti “alcune aree in condizione di collasso strutturale e altre, in condizione di collasso strutturale incipiente, particolarmente evidenti nella zona a valle”.
Tutto ciò, secondo i tecnici del ministero, ha reso “inutilizzabile la rete piezometrica interna di monitoraggio del percolato, la rete inclinometrica e, almeno parzialmente, la rete sub-orizzontale di captazione del biogas e di drenaggio del percolato”.
Tutto il fronte dei rifiuti in corrispondenza della pista che risale lungo la “collina”, che fino al novembre del 2014 veniva percorsa da centinaia di autocompattatori, “ha subito un innalzamento comportando il contatto diretto del fronte dei rifiuti con la roccia affiorante sottostante che ha determinato la fuoriuscita di percolato”:
Questo fenomeno ha determinato anche la totale occlusione della bocca del pozzo di sottotelo, il cosiddetto pozzo spia, rendendo “indisponibile il presidio che, nel recente passato, ha permesso di valutare lo stato delle acque di sottotelo, nonché l'emungimento e l'allontanamento delle acque stesse”.

Inefficace ed inefficiente il monitoraggio delle acque di falda

Un paragrafo molto importante della relazione riguarda poi l'interazione del corpo discarica con le acque sotterranee.
Dalla documentazione analizzata dai tecnici di ISPRA e ARPA Sicilia, “non emergono evidenze dirette dell'interazione del corpo della discarica con le acque sotterranee”. Tuttavia il rapporto rileva anche come “non esistano presìdi che possano, in qualche misura, definire lo stato di conservazione dell'impermeabilizzazione di base e la qualità delle acque sotterranee”.
Se le analisi finora effettuate da ARPA Sicilia non hanno evidenziato superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC, ndr) nei piezometri considerati quali presìdi di discarica, quelli esistenti, come già affermato in precedenti note di ARPA Sicilia e ISPRA, “presentano caratteristiche di inefficacia e parziale inadeguatezza, per errate o non idonee caratteristiche costruttive”.
È stato infatti rilevato come i piezometri esistenti siano ubicati “quasi esclusivamente” nell'acquifero costituito dai depositi alluvionali terrazzati del torrente Mazzarrà, caratterizzati da ghiaie e sabbie limose.
Una parte della discarica poggia su un altro tipo di depositi, totalmente diversi per natura e caratteristiche chimico-geotecniche. “Tali depositi – sottolinea il rapporto – potrebbero essere sede di una falda, la cui presenza, le caratteristiche e i rapporti geometrici con il corpo rifiuti e con la falda ubicata nell'acquifero alluvionale non risultano essere stati né indagati, né tantomeno definiti”.
Motivi che rendono, a detta dei tecnici, “parzialmente inefficace ed inefficiente al monitoraggio della qualità delle acque di falda” la rete esistente dei piezometri.
I risultati delle analisi effettuate sulle acque del pozzo spia “inducono a ritenere che le stesse siano contaminate da percolato”.

Le prime misure di prevenzione e messa in sicurezza

Viste quindi le condizioni in cui versa la discarica ISPRA e ARPA Sicilia individuano le prime misure di prevenzione e messa in sicurezza volte a scongiurare un danno ambientale.
Data la situazione desunta dal sopralluogo i tecnici di ISPRA e ARPA Sicilia ritengono debbano essere realizzati “nel più breve tempo possibile” una serie di interventi tra cui la impermeabilizzazione di tutte le aree della discarica con adeguati materiali, ovvero i teli in HDPE, in modo da garantire l'isolamento dei rifiuti dall'ambiente esterno e minimizzare le infiltrazioni di acqua. Realizzare una rete di regimentazione ed allontanamento delle acque meteoriche. Rimuovere il percolato all'interno del corpo di discarica e svuotamento della vasca di raccolta e stoccaggio dello stesso adiacente al piede della discarica.
Riprofilatura dei rifiuti abbancati in modo da ridurre le pendenze e consolidamento del rilevato in terra rinforzata mediante paratie o interventi di analoga efficacia, al fine di contrastare i fenomeni di instabilità della discarica.
Inoltre, se “dovessero essere accertati fenomeni di contaminazione della falda in atto dovrà essere attivata una barriera idraulica a protezione della stessa”.
Necessari, infine, l'esecuzione di monitoraggi con cadenza mensile, per almeno un anno e un monitoraggio topografico continuo h24 del corpo discarica.
“Qualora – avvertono i tecnici – dovessero emergere rilievi oggettivi di compromissione delle matrici ambientali”, dovranno essere avviate le procedure di legge volte a definire e redarre un progetto di bonifica o messa in sicurezza permanente.
Ovviamente non ci si può non chiedere chi dovrà sostenere i costi di questi interventi.
A tal proposito dagli uffici competenti della Regione fanno sapere come si ritenga “indispensabile che il Liquidatore pro tempore si attivi con l'urgenza che ricorre per reperire dai Soci, sia pubblici che privati, nonché dai Comuni conferitori, le necessarie somme per finanziare un piano di azioni/opere che portino alla gestione post operativa della discarica”.