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mercoledì 10 maggio 2017

Mafia: i senatori Gaetti, Bertorotta e Catalfo interrogano sul pentito Melo Bisognano


Per gli interroganti Bisognano e i suoi familiari sarebbero a tutt'oggi sottoposti allo speciale programma di protezione del ministero dell'Interno e, conseguentemente, beneficerebbero delle provvidenze economiche correlate, nonostante la commissione di reati in costanza di collaborazione e nonostante la documentata infedeltà nel contributo collaborativo fornito

Il 25 maggio 2016, nell'ambito dell'operazione "Vecchia Maniera", veniva arrestato nella casa in cui viveva sotto protezione il "pentito" Carmelo Bisognano (nella foto) ex capo della mafia mazzarrota, collaboratore di giustizia dal novembre 2010.
Bisognano e altri tre soggetti sono accusati di aver commesso diversi reati in costanza di sottoposizione allo speciale programma di protezione. In particolare, le intercettazioni telefoniche avevano rivelato «che Bisognano Carmelo, collaboratore di giustizia, sottoposto a programma di protezione e residente in località protetta, continuava a coltivare anomali "interessi" per il territorio di Mazzarrà S. Andrea, nonostante si fosse allontanato da tempo da quell'area».
La condotta in carcere di Bisognano si era resa necessaria per il trasferimento fraudolento di valori attraverso l'attribuzione fittizia di titolarità societarie al fine di occultare la reale proprietà dei beni e delle ricchezze in capo al pentito, nonché per una tentata estorsione posta in essere con l'aiuto di un complice ai danni di una società di costruzioni, scavi e movimento terra dell'area di Barcellona Pozzo di Gotto al fine di ottenere subappalti per la società fittiziamente intestata. Inoltre gli veniva contestato il reato di aver rilasciato false dichiarazioni davanti ai giudici, in certa misura parziali ed omissive, e il reato di favoreggiamento. Dall'indagine è emerso che il pentito disponeva di notizie riservate fornitegli da taluni appartenenti all'Arma dei Carabinieri, poi identificati ed attualmente sottoposti a procedimento penale, che lo mettevano in condizione di conoscere dati, attinti dalle banche date interforze, consultabili esclusivamente dalle forze di polizia e di allontanarsi dalla località protetta o comunque muoversi liberamente nel territorio peloritano, anche accompagnato dal personale di scorta, incontrando altri collaboratori di giustizia, soggetti criminali o in contatto con ambienti criminali.
Sulla posizione del collaboratore il 3 maggio scorso è stata presentata in Senato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Giustizia firma dei senatori Gaetti Bertoratta e Catalfo.
Nell’atto parlamentare si legge come “il collaboratore di giustizia avrebbe ottenuto, precedentemente al suo arresto (25 maggio 2016), ma in data successiva all'irrevocabilità della sentenza nell'operazione "Vivaio" (11 novembre 2015), nella quale si era rilevata l'incompletezza del suo contributo dichiarativo, un provvedimento giudiziario di favore, adottato in violazione di legge, beneficiando il 23 dicembre 2015 della sospensione dell'ordine di carcerazione riguardante la pena residua comminatagli. Con la sentenza "Vivaio" Bisognano era stato ritenuto responsabile per i reati di associazione mafiosa ed estorsione, dunque per delitti tutti ostativi alla possibilità di ottenere la sospensione dell'esecuzione della pena; infatti, ai sensi dell'art. 656 del codice di procedura penale il condannato deve essere arrestato ed attendere in carcere la concessione di una misura alternativa alla detenzione. Eppure la stessa sentenza di condanna, in relazione ai medesimi titoli di reato, è stata posta immediatamente in esecuzione per gli altri condannati, tra cui un altro collaboratore di giustizia, Alfio Giuseppe Castro, che godeva dello speciale programma di protezione. L'indebita sospensione dell'ordine di esecuzione è stata sollecitata dalla difesa di Bisognano ai magistrati del distretto messinese, come risulta dal contenuto di colloqui telefonici tra quest'ultimo ed il proprio difensore. L'avvocato ha inoltre fatto richiesta, in corso di valutazione per verificare l'effettiva irrilevanza ai fini dell'oggetto del processo, della distruzione delle bobine di ascolto al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina, motivandola con l'asserita irrilevanza e con la circostanza che si tratti di conversazioni meramente inerenti alla scelta della linea difensiva”.
I senatori inoltre evidenziano che “nonostante la commissione di reati in costanza di collaborazione e nonostante la documentata infedeltà nel contributo collaborativo fornito, Bisognano e i suoi familiari sarebbero a tutt'oggi sottoposti allo speciale programma di protezione del Ministero dell'interno e, conseguentemente, beneficerebbero delle provvidenze economiche correlate;”.
Sottolineando che “la gravità della condotta dell'infedele collaboratore di giustizia è stata confermata dai provvedimenti del Tribunale del riesame di Messina e del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, ove attualmente è in corso il processo, che hanno rigettato le richieste di scarcerazione proposte dalla difesa” e che, a parere degli interroganti, “sarebbe necessario verificare se la sospensione, che appare contra legem, dell'ordine di esecuzione di sentenza irrevocabile nei confronti del collaboratore di giustizia e che ha permesso a Bisognano di rimanere a piede libero in attesa della decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma competente per territorio, sia stata disposta in osservanza delle norme che regolano l'istituto di cui all'art. 656 del codice di procedura penale e quali ragioni abbiano giustificato il diverso metro di giudizio adottato nei confronti dell'altro collaboratore di giustizia Castro, condannato per gli stessi titoli di reato di Bisognano nel medesimo processo e nei riguardi del quale non vi è stata sospensione dell'ordine di carcerazione”.
Gli interroganti pertanto chiedono ai ministri competenti se essi “siano a conoscenza della condotta di Bisognano in costanza di collaborazione e delle documentate strumentalizzazioni della collaborazione con la giustizia; se il Ministro dell'interno abbia notizia di quali provvedimenti, in relazione alle sistematiche violazioni delle regole comportamentali che ogni collaborante è tenuto ad osservare, siano stati adottati da parte della commissione centrale per la definizione dello speciale programma di protezione e, in caso negativo, se vi siano ragioni che giustifichino tale situazione di impasse; se il Ministro della giustizia sia a conoscenza delle modalità e delle ragioni per le quali la Procura generale presso la Corte di appello di Messina ha sospeso in data 23 dicembre 2015 l'ordine di carcerazione nei confronti di Carmelo Bisognano, concernente titoli ostativi alla sospensione quali l'associazione mafiosa e l'estorsione aggravata dal metodo e dall'agire mafioso; se sia a conoscenza degli atti processuali, ivi compresi i contenuti delle conversazioni telefoniche sull'utenza in uso a Carmelo Bisognano, successivamente all'11 novembre 2015, data del passaggio in giudicato della sentenza da porre in esecuzione, da cui emerge la commissione di attività tese ad ottenere la sospensione dell'ordine di carcerazione, ed eventualmente se intenda esercitare i propri poteri ispettivi al fine di valutare anche la condotta di quei magistrati che si sono adoperati per conseguire il risultato della sospensione dell'ordine di carcerazione; se non ritenga necessario attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento.”

martedì 9 maggio 2017

Discarica di Mazzarrà: interrogazione parlamentare di Campanella e Bocchino

I senatori Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino del gruppo misto hanno presentato negli scorsi giorni n'interrogazione ai ministri dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'Interno. 

Come si legge nel testo che qui si riporta in maniera integrale "il Parlamento ha acquisito, sia in Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere che in Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, tutta la documentazione relativa all'iter autorizzativo della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea (Messina);
la discarica è stata autorizzata nel primo modulo e nel primo ampliamento dalla Prefettura di Messina quale commissario delegato alla gestione dei rifiuti e dal 2 marzo 2009, data del decreto del direttore generale n. 200, per i successivi ampliamenti dalla Regione Siciliana;
nell'ordinanza del commissario per i rifiuti in Sicilia n. 2196 del 2 dicembre 2003, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 8 del 20 febbraio 2004, vengono stabiliti i criteri e modalità di presentazione delle garanzie finanziarie relative alle attività di recupero e smaltimento dei rifiuti pericolosi e non;
il prefetto di Messina con provvedimento n. 1735.13.12/disc. dell'11 maggio 2005, nonostante il parere negativo del commissario, trasferiva la titolarità della discarica dal Comune di Mazzarrà Sant'Andrea alla società mista Tirrenoambiente, il cui socio di maggioranza è il Comune stesso;
la società a prevalente capitale pubblico Tirrenoambiente SpA, nata a seguito di gara d'appalto pubblica bandita dal Comune di Mazzarrà Sant'Andrea per svolgere i servizi di igiene ambientale, non ha mai svolto i servizi previsti in tale gara, ed ha tra i soci le società pubbliche A2A e GE.SE.NU., oltre alla Paradivi servizi (facente capo a tale Paratore), recentemente coinvolta nell'operazione "piramidi";
in tale discarica la Tirrenoambiente ha abbancato, nonostante i continui controlli della Provincia regionale di Messina, dell'ARPA di Messina e della Aziende foreste di Messina, 30 metri in altezza di rifiuti in più di quanto autorizzato, per un totale di circa un milione di metri cubi, senza alcuna segnalazione ad opera dei funzionari incaricati;
nel procedimento penale n. 1682/14 RG presso la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) inviato per competenza alla Direzione distrettuale antimafia di Messina, tra le persone indagate, oltre a un prefetto ed un prefetto vicario e alcuni dirigenti regionali, ci sono anche taluni dirigenti in servizio che ancora oggi siedono ai tavoli tecnici e partecipano alle conferenze di servizio;
in detto procedimento penale, l'informativa del nucleo operativo ecologico (NOE) dei Carabinieri parla di "una fitta rete di compiacenze di soggetti appartenenti ad organi statali, regionali e provinciali, che avrebbero dovuto operare nell'interesse della Pubblica Amministrazione";
nonostante le riunioni, i tavoli tecnici, le diffide e gli impegni presi dai progettisti e dai vertici della società Tirrenoambiente, dal 2014 nessun progetto di chiusura e messa in sicurezza risulta essere stato presentato;
il pericolo di sversamento di percolato, di rischio esplosione e di crollo del corpo della discarica è stato valutato come rischio reale durante le conferenze dei servizi presso il Dipartimento regionale dei rifiuti di Palermo sin dal 2014, i cui verbali sono stati inviati anche alla Prefettura di Messina;
detta discarica, posta ai margini di un torrente per un'altezza di 130 metri, qualora dovesse crollare, riverserebbe nello stesso torrente milioni di metri cubi di rifiuti che finirebbero in mare, danneggiano tutta la zona, forse tutto il Sud Italia, creando un disastro ambientale di proporzioni immense;
a parere degli interroganti, la Prefettura di Messina, informata sin dal 2014 dei rischi, avrebbe dovuto predisporre dei modelli di protezione civile per un immediato intervento, cosa non avvenuta per lo sversamento di percolato che si è protratto per 15 giorni;
a novembre 2015, su sollecitazione del NOE, è stato indetto, su richiesta dell'Assessorato regionale dell'energia e dei servizi di pubblica utilità, presso la Prefettura di Messina un incontro per esaminare alcune criticità inerenti allo smaltimento del percolato presso la discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, alla presenza dei dirigenti del Dipartimento regionale dei rifiuti, della commissione straordinaria di gestione del Comune di Mazzarrà Sant'Andrea, del presidente e l'amministratore delegato della Tirrenoambiente (nominati dalla commissione straordinaria di Mazzarrà Sant'Andrea), il direttore dell'ARPA e dirigenti dell'Azienda sanitaria provinciale 5 di Messina; emergeva con chiarezza già all'epoca che, anche dalle verifiche svolte dal NOE di Catania, in relazione alla volumetria residua disponibile per lo stoccaggio del percolato, sussisteva un potenziale grave pericolo di danno per l'ambiente, qualora gli organi competenti non fossero intervenuti in via d'urgenza ed in deroga alle ordinarie procedure;
in data 25 maggio 2016, la Regione Siciliana, con nota inviata anche al prefetto di Messina, diffidava la Tirrenoambiente e la commissione straordinaria di gestione del Comune di Mazzarrà Sant'Andrea a porre in essere i necessari interventi volti ad evitare l'insorgere di pericoli per l'ambiente, interventi non realizzati, con la conseguenza dell'attuale sversamento di percolato ed il risultante inquinamento delle matrici ambientali;
nella relazione di richiesta di proroga del commissariamento del Comune di Mazzarrà Sant'Andrea, fatta in data 26 gennaio 2017, il prefetto di Messina ometteva di rappresentare questo reale pericolo ambientale e le inadempienze della commissione straordinaria del Comune e degli amministratori della Tirrenoambiente (nominati dalla stessa commissione straordinaria);
a quanto risulta, successivamente a tale richiesta di proroga la commissione straordinaria di gestione del Comune, senza rappresentare nulla nella richiesta formulata dal prefetto nella richiesta di proroga, poneva in liquidazione la società Tirrenoambiente senza approvare i bilanci e senza obbligare i soci privati a svolgere i servizi previsti in gara d'appalto;
la commissione straordinaria, nello stesso periodo, proponeva il dissesto dell'ente comunale, senza che ci fossero stati eventi finanziari imprevisti dal suo insediamento (ottobre 2015);
è bene ricordare che sin dal 2012 il Consiglio comunale di Mazzarrà Sant'Andrea era commissariato da dirigenti di Prefettura che ne hanno approvato i bilanci, gli stessi bilanci che oggi portano il Comune al dissesto, e per il quale è evidente una precisa responsabilità di tali soggetti e dell'ente che li ha individuati (Prefettura di Messina);
considerato che, per quanto risulta:
negli ultimi mesi la situazione risulta essere peggiorata drasticamente, tanto che il sindaco di Furnari (Messina), Mario Foti, nel mese di marzo 2017 ha denunciato, attraverso un esposto ai vertici regionali e alla Procure competenti, il grave pericolo per le risorse idriche del Comune e le componenti ambientali del territorio nel caso di fuoriuscita e sversamento al suolo del percolato contenuto nelle vasche di contenimento della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea prossime all'esaurimento del loro volume;
nella denuncia il sindaco ha inoltre ricordato le svariate segnalazioni precedenti proprio sullo stesso argomento che non hanno portato a nessuna iniziativa finalizzata a mettere in sicurezza ed a bonificare la discarica con le gravi inadempienze da parte della commissione straordinaria di gestione del Comune;
in data 7 aprile 2017, a seguito di uno sversamento di percolato avvenuto nella discarica è stato indetto al Dipartimento acque e rifiuti presso l'Assessorato regionale competente un tavolo tecnico per affrontare la questione;
nell'incontro, così come da verbale dell'Assessorato regionale datato 10 aprile 2017 protocollo n. 16775, sono venute fuori gravi carenze: 1) non è ancora stata attivata un'ordinanza di protezione civile per consentire il trasporto e lo smaltimento negli appositi impianti di Lamezia Terme (Catanzaro) del percolato accumulatosi nelle vasche biologiche; 2) le vasche della discarica non sono più in grado di contenere i nuovi afflussi di rifiuti. Una saturazione causata dal distacco delle pompe di sollevamento che permettevano di emungere il percolato prodotto, per una quantità di circa 20 metri cubi al giorno, dalla putrefazione dei rifiuti accumulati nell'invaso che dal 3 novembre 2014 è sotto sequestro per effetto dell'inchiesta giudiziaria della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto; 3) sia il Comune di Mazzarrà che la Tirrenoambiente hanno dichiarato di trovarsi in grave situazione finanziaria e pertanto non si troverebbero nelle condizioni di fronteggiare l'emergenza; è bene sottolineare che la Tirrenoambiente pochi giorni prima dell'inizio dello sversamento del percolato nel torrente ha pagato altre spese;
alla fine del tavolo tecnico la Giunta regionale si è resa disponibile, con una delibera, a reperire i fondi per affrontare l'emergenza; 15 giorni dopo tale riunione, con un intervento tampone, si è proceduto a prelevare parte del percolato con le somme messe a disposizione della Regione (300.000 euro), che basteranno per circa 30 giorni a garantire il prelievo del percolato;
considerato inoltre che, a quanto risulta agli interroganti:
la vicenda della discarica, realizzata su un sito alluvionale a ridosso di un torrente, negli anni ha visto intrecciarsi interessi mafiosi ed interessi personali di chi gestiva la società mista Tirrenoambiente, con la compiacenza di chi era deputato al controllo, coinvolgendo anche molte istituzioni locali e la Prefetture di Messina, come risulta dal procedimento penale n. 1682/14;
allo stato attuale, sia per la discarica autorizzata dalla Prefettura di Messina, che per i successivi moduli autorizzati dalla Regione Siciliana, sembrerebbero non esistere le polizze fideiussorie obbligatorie previste dalla citata ordinanza del commissario per i rifiuti in Sicilia n. 2196 del 2 dicembre 2003, in cui vengono chiaramente stabiliti i criteri e modalità di presentazione delle garanzie finanziarie per l'esercizio di attività di recupero e smaltimento dei rifiuti previste dal decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22;
gli stessi organi dello Stato, nella fattispecie la Prefettura di Messina, che avrebbero dovuto richiedere e custodire tali polizze, nonostante siano direttamente informati della problematica, con atteggiamento dilatorio e nella consapevolezza di non essere in possesso di dette polizze, non affrontano tale problematica;
allo stato attuale, la società a prevalente capitale pubblico Tirrenoambiente SpA, oggi guidata da soggetti nominati dalla commissione straordinaria che gestisce il Comune di Mazzarrà Sant'Andrea sciolto per mafia, ha dichiarato che le somme accantonate per la chiusura e messa in sicurezza della discarica, pari a circa 50 milioni di euro, sono crediti di difficile esigibilità nei confronti delle pubbliche amministrazioni, senza che detti dati siano supportati da atti e dai bilanci 2014, 2015, 2016;
la commissione straordinaria ha ratificato dette dichiarazioni dei vertici della società Tirrenoambiente senza che ci fossero dati certi, in quanto i bilanci societari non sono stati approvati, ed addirittura le bozze hanno il parere negativo del collegio sindacale;
la commissione straordinaria ha ratificato dette dichiarazioni dei vertici della società mista Tirrenoambiente, nonostante qualche giorno prima che il percolato fuoriuscisse dalla discarica, nella piena consapevolezza dello stato di rischio in atto, stanti le comunicazioni agli enti ed i tavoli presso la Prefettura di Messina, gli amministratori societari che lamentavano una mancanza di liquidità avessero pagato altre spese piuttosto che far fronte all'emergenza, fino allo sversamento del percolato e al conseguente disastro ambientale;
tale comportamento, a giudizio degli interroganti sconsiderato, non ha avuto alcuna conseguenza, neanche amministrativa, da parte della commissione straordinaria che ha l'obbligo del controllo sulla propria società Tirrenoambiente, che a parere degli interroganti avrebbe dovuto quantomeno allontanare immediatamente gli amministratori dalla stessa nominati, stante la falsa rappresentazione della mancanza di denaro per provvedere al percolato ed il conseguente disastro ambientale volontariamente procurato, così come denunciato dal sindaco di Furnari;
a parere degli interroganti, tali fatti inequivocabili e documentati pongono seri dubbi sia sull'attuale gestione del Comune di Mazzarrà Sant'Andrea che della società i cui amministratori sono stati individuati e nominati dalla commissione prefettizia, oltre che su tutti quei soggetti istituzionali coinvolti, quali la Prefettura di Messina, soggetti tutti al controllo del Ministero dell'interno;
a parere degli interroganti, non resta che constatare l'ennesima mancanza di soluzioni adeguate, tempestive ed efficaci da parte delle competenti autorità deputate a preservare la salute pubblica, e la cattiva gestione e la mancanza di controllo da parte della Prefettura di Messina anche sull'operato di chi gestisce un Comune sciolto per mafia dove lo Stato si è sostituito agli organi elettivi e dovrebbe garantire il pieno rispetto delle regole e su cui risultano ulteriori segnalazioni;
considerato infine che:
è sempre più evidente il rischio di una contaminazione dell'ambiente, compreso l'avvelenamento dei pozzi dell'acqua potabile che si trovano a valle della discarica e che servono una popolazione di quasi 10.000 abitanti che, durante il periodo estivo, arrivano a più di 30.000, oltre al rischio concreto, come più volte rappresentato sin dal 2014 anche alla Prefettura di Messina, del crollo del corpo della discarica, che riversandosi nel torrente e di conseguenza nel mare, potrebbe creare il più grande disastro ambientale della storia italiana;
a parere degli interroganti, la Prefettura di Messina non può gestire tale situazione avendo già permesso lo sversamento di circa 800.000 litri di percolato nel torrente Mazzarrà, già arrivato in mare, mettendo a rischio la salute di tantissime persone del comprensorio, anche per il consumo del pescato locale, creando già un disastro anche sotto il profilo turistico di una zona di alto pregio,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se risulti che la Prefettura di Messina e la commissione straordinaria di gestione del Comune di Mazzarrà Sant'Andrea abbiano chiarito al Ministero dell'interno la loro posizione in merito ai servizi previsti nella gara d'appalto per la costituzione della società Tirrenoambiente SpA, se la Prefettura di Messina abbia riscontrato e chiarito la posizione in merito al rispetto della legge sulla custodia delle polizze fideiussorie e se abbia approntato un piano di protezione civile in caso di crollo della discarica;
se risulti che la Prefettura di Messina e la commissione straordinaria di gestione del Comune di Mazzarrà Sant'Andrea abbiano verificato lo stato reale degli accantonamenti obbligatori per legge per la chiusura e messa in sicurezza del sito; se abbiano posto in essere azioni a seguito della diffida ad adempiere da parte del Dipartimento regionale acqua e rifiuti prot. n. 23345 del 25 maggio 2016; se abbiano posto in essere azioni nei confronti degli Amministratori della società mista; se abbiano verificato la situazione economica nella società mista Tirrenoambiente;
se il Ministro dell'interno intenda attivarsi al fine di verificare eventuali responsabilità da parte del personale prefettizio sulla dichiarazione di dissesto del Comune di Mazzarrà Sant'Andrea, stante che il Consiglio comunale è commissariato da personale in carriera prefettizia sin dal 2012 e che la commissione straordinaria è insediata dal 2015, e nelle dichiarazioni di dissesto si analizzano i 5 anni precedenti;
se intenda attivarsi al fine di verificare che la messa in liquidazione della società mista Tirrenoambiente sia fondata su dati certi, vista la mancanza di bilanci;
quali iniziative intendano porre in essere ai fini di attivare con la massima urgenza le dovute ispezioni ed i dovuti provvedimenti per la salvaguardia della salute dei cittadini e per scongiurare un'ulteriore emergenza ambientale."

venerdì 28 aprile 2017

Corruzione al Comune di San Filippo del Mela (ME): arrestati sindaco e vicesindaco


Accusati di induzione indebita a dare o promettere utilità per una vicenda relativa all’iter di approvazione di un parco commerciale nel territorio comunale

Il provvedimento cautelare eseguito dai Ros ha coinvolto Pasquale Aliprandi (in foto) e Giuseppe Recupero, rispettivamente sindaco e vicesindaco del Comune di san Filippo del Mela nel messinese.
Le indagini, avviate nel 2010 con la D.D.A. di Messina e successivamente coordinate dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, si sono avvalse anche di intercettazioni ed hanno consentito di raccogliere gravi indizi relativi alle ipotizzate attività di concussione per induzione in occasione dell’iter autorizzativo del Parco Commerciale, denominato “La città della moda, del commercio e della tecnologia”, destinato a sorgere nella contrada Archi del comune di San Filippo del Mela (ME).
È emerso, in particolare, come l’iter autorizzativo del progetto, presentato dalla società AREA s.r.l. nel dicembre del 2006, avesse subito una lunga fase di stallo.
La consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero ha evidenziato che il piano di lottizzazione – approvato dal Consiglio Comunale di San Filippo del Mela con la delibera n. 26 del 12.12.2011 – era dimensionato con indici e parametri non corrispondenti a quelli definiti dall’art. 10 delle norme tecniche di attuazione del P.R.G. e sprovvisto della necessaria valutazione di impatto ambientale; inoltre, il progetto del realizzando centro commerciale era sovradimensionato e non rispettoso dei parametri urbanistici ed edilizi, oltre che non compatibile con le specifiche caratteristiche ambientali del contesto in cui l’opera avrebbe dovuto inserirsi).
Una significativa accelerazione del procedimento amministrativo si registrava proprio in concomitanza con i fatti oggetto d’indagine. In tale contesto si sarebbe inserito, anche un imprenditore di origini catanesi, Giuseppe Giuffrida, (deceduto nel novembre 2014) che, previa stipula di un contratto di assistenza e consulenza con la società progettista, avrebbe mediato i rapporti con le amministrazioni interessate all’iter autorizzativo.
In questa fase, le attività investigative avrebbero permesso di documentare dazioni di somme di denaro, materialmente eseguite dal Giuffrida anche per conto e nel comune interesse di AREA s.r.l., in favore dell’Aliprandi (all’epoca dei fatti vicesindaco), del Recupero (all’epoca assessore al commercio) e di altri esponenti di quell’amministrazione comunale; si giungeva, in tal modo e nonostante le anomalie progettuali, al completamento del procedimento amministrativo, vincendo la resistenza opposta dai pubblici amministratori, in modo tale da indurre i promotori dell’iniziativa alla corresponsione dell’illecito compenso.
Un passaggio di particolare interesse veniva documentato il 20 settembre 2011 a bordo dell’autovettura del Giuffrida, quando si registrava una conversazione tra lo stesso ed un soggetto successivamente identificato in Giuseppe Recupero, dalla quale emergevano espliciti riferimenti ad una contestuale dazione di denaro da parte di Giuffrida in favore dell’interlocutore, il quale agiva anche nell’interesse dei propri sodali. Particolare indicativo dell’illiceità della situazione che si andava delineando, il fatto che gli stessi Giuffrida e Recupero, a bordo dell’autovettura del primo, si spostassero dal centro di San Filippo del Mela al locale cimitero, luogo evidentemente più riservato; inoltre, il GIUFFRIDA si premurava di non portare con sé il telefono cellulare, all’evidente fine di evitare possibili localizzazioni. GIUFFRIDA consegnava al RECUPERO la somma di € 12.000,00 in contanti (Va bene… sono 12… aspetta, minchia… sono stati contati…. ), perché li dividesse con i propri sodali. Tale conclusione trovava conferma nel corso dell’intercettazione ambientale immediatamente successiva, quando Giuffrida riferiva testualmente: “…gli toccano tremila euro l’uno ….ne fanno l’uso che vogliono insomma….”, con ciò confermando che la somma di 12.000 euro appena consegnata al Recupero avrebbe dovuto essere equamente divisa tra quattro persone.
Uno snodo fondamentale nella complessa vicenda si aveva il 12.12.2011 quando il consiglio comunale di San Filippo del Mela approvava a maggioranza (nonostante alcune perplessità avanzate dal presidente del medesimo organo collegiale) la deliberazione proposta dall’Area Gestione Territorio datata 9 dicembre 2011, riguardante il progetto di piano di lottizzazione dei terreni siti in località Sorgente – Frazione di Archi, presentato dalla Società AREA s.r.l. Dopo l’approvazione della delibera n. 26/2011 da parte del Consiglio Comunale di San Filippo del Mela (avvenuta il 12 dicembre 2011), il progetto superava favorevolmente il vaglio della Conferenza dei servizi.
Infine, il 29 febbraio 2012, a bordo dell’ autovettura in uso al Giuffrida, questi riferiva di avere già versato 12.000 euro e che, ciò nonostante, avrebbe dovuto versare ulteriori somme, cosa che, tuttavia, non aveva intenzione di fare: “3000 glieli devo portare a quelli del Comune……..non gli porto niente a nessuno!’!….erano 2500, 3000 no? Dovevo liquidizzarlo, portarlo a 3000 e darglieli a quelli del comune… già 12 glieli avevo dati e 3 facevano 15 e poi c’era ….inc…”.