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domenica 15 gennaio 2017

L'Anac "certifica" la presenza di logiche clientelari nella gestione dei rifiuti siciliani

Anche l'Anac, (l'autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone) scopre che la gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia, in perenne, sistematica e organizzata emergenza da oltre vent'anni, segnata da un passato di "logiche clientelari", da "condizioni di oligopolio", da un quadro economico "disastroso", e sulla quale incombe il rischio di un'interminabile fase transitoria, che si trascina da anni e non si è ancora chiusa.

Questo l'esito di un'indagine conoscitiva dell'Autorità sul ciclo rifiuti, finalizzata a verificare "fenomeni distorsivi" del sistema.
La delibera con i risultati dell'indagine è stata pubblicata sul sito dell'Anac ed è stata inviata oltre che alla Regione, anche al Ministro dell'Ambiente e alla Corte dei conti per eventuali profili di danno erariale.
L'indagine nasce a seguito di numerosi esposti in cui venivano denunciate presunte illegittimità nelle condotte poste in essere dai comuni e dalle società d’ambito (le famigerate ATO) nella gestione del servizio di igiene urbana nella Regione Siciliana, e ha visto l'audizione dell'attuale assessore regionale al ramo, Vania Contrafatto e del presidente dell'Anci Leoluca Orlando.
La Contrafatto ha segnalato innanzitutto il fenomeno dei comuni che operano in regime di proroga attraverso le note ordinanze "contingibili e urgenti" ex art. 191, D. Lgs. n. 152/2006, affidando il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti sempre alle stesse ditte e per un arco di tempo che supera i limiti consentiti dalla normativa.
L’autorità di Cantone quindi si è messa a spulciare a campione queste ordinanze e ha rilevato che “le stesse vengono adottate basandosi, generalmente, su un triplice ordine di motivazioni:
a) sono le stesse ordinanze del Presidente della Regione (Rosario Crocetta) a testimoniare l’eccezionalità della situazione che consente, anche ai sindaci, il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti;
b) le SRR (il carrozzone che andrebbe a sostituire le Ato), ancorché formalmente costituite, non sono tuttavia operative: non hanno adottato il rispettivo Piano d’Ambito e non hanno proceduto all’affidamento del servizio;
c) l’ARO, sebbene costituito e con un Piano d’Intervento approvato dalla Regione, non può comunque indire la gara per l’affidamento del servizio ma deve obbligatoriamente rivolgersi all’UREGA provinciale, di cui però non controlla i tempi di pubblicazione del bando di gara né del successivo espletamento delle procedure concorsuali”.
Per l’Anac di tutte le “giustificazioni addotte per legittimare l’emissione delle ordinanze contingibili e urgenti”, la meno convincente sarebbe quella che attiene al mancato funzionamento delle SRR.
“I sindaci - si legge nella delibera - ne parlano come di un soggetto terzo, senza considerare che i comuni da loro governati sono soci di quelle società e che, conseguentemente, il loro mancato funzionamento è in parte da addebitare a loro stessi”.
Nulla impedisce al sindaco - prosegue l’impietosa analisi - “in presenza di una fase di stallo per l’impossibilità della SRR di assicurare il servizio, di sostituirsi all’ente preposto adottando, legittimamente, le ordinanze contingibili e urgenti a tutela della salute pubblica e dell’ambiente. L’ordinamento, tuttavia, giustifica la loro emissione solamente in presenza di casi realmente eccezionali che – in quanto tali – non possono riguardare un così alto numero di territori comunali”.
La delibera inoltre si è soffermata anche sullo stato di attuazione della riforma introdotta con L.R. n. 9/2010 sollevando rilievi sulla dimensione degli ATO nei quali è stato suddiviso il territorio della Regione Siciliana, posto che le dimensioni territoriali di qualche ex provincia potrebbero risultare non idonee a generare economie di scala e sulla costituzione ed effettiva operatività dei nuovi Enti di Governo per il servizio dei rifiuti, ritenendo che, in un quadro di competenze e soggetti così complesso e variegato, le migliori pratiche che impongono un sistema di gestione integrata e tecnologicamente evoluta rischiano di cedere il passo a fenomeni di frammentazione.
Rilievi sono stati sollevati dall’Anac anche sul sistema di affidamento delle procedure di gara.
Ad avviso dell’Autorità “il quadro di competenze delineato dall’art. 8, comma 11, del DDL n. 1243 e il permanere degli Urega provinciali rischia di provocare fenomeni di sovrapposizione di competenze”.
Censurato anche “l’incapacità di gestire la fase transitoria completando il processo di liquidazione delle Società d’ambito rischia di pregiudicare l’implementazione del futuro sistema di governance”.
Ora la Regione ha due mesi di tempo per indicare che misure intende adottare.


venerdì 30 dicembre 2016

Il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 è legge


Il decreto regionale 6683 dello scorso 29 dicembre chiude un lungo iter normativo e fissa importanti restrizioni a tutta una serie di progetti di rilevante impatto ambientale nella provincia peloritana

La sua adozione risale al 2009, ma sulla sua effettiva vigenza si sono scontrati ambientalisti, multinazionali dell’energia e schieramenti politici di tutti gli orientamenti.
Il Piano dopo essere stato pubblicato presso tutti i Comuni interessati per oltre tre mesi nell’inverno 2010, il 21 marzo dell’anno successivo veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana.
Seguirono le osservazioni ampiamente dibattute sulla stampa e, in conseguenza di quanto sopra, dell’articolo 143 del Codice dei Beni Culturali, della specifica Normativa di Piano e della consolidata giurisprudenza, dalla data di adozione e pubblicazione sono entrate in vigore le Norme di Salvaguardia, che secondo diversi giuristi e ambientalisti pertanto erano pienamente vigenti.
Querelle che oggi sembrano essere definitivamente superate essendo stato finalmente approvato dall’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Carlo Vermiglio il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 della Provincia di Messina.
«È un grande passo avanti nella tutela del territorio della parte peloritana della Provincia di Messina – ha dichiarato l’avvocato Nino La Rosa, presidente dell’associazione I Cittadini di Villafranca Tirrena - perché orienta e sostiene le prospettive di sviluppo verso la valorizzazione del nostro patrimonio naturale, unica vera risorsa per la crescita delle nostre comunità».
La soddisfazione dell’esponente ambientalista è ben motivata, in quanto l’approvazione del Piano produce nell’immediato tutta una serie di rilevanti effetti con importanti ripercussioni su alcuni dei più controversi progetti pubblici e privati il cui impatto ambientale ha sollevato non poche proteste e non solo tra gli ambientalisti.:
Innanzitutto, come fa rilevare l’avvocato La Rosa, viene cancellata la discussione sulla possibilità di utilizzare il sito di contrada Pace a Messina quale sito polivalente per lo smaltimento dei rifiuti.
Impianto che, ricordiamo, lo scorso giugno il Tar di Palermo aveva rimesso in gioco, mentre in precedenza, nel giugno 2015, un parere motivato del Ministro dell’Ambiente, di concerto con il Ministro dei Beni Culturali, giunto a conclusione della Valutazione Ambientale Strategica sul Piano Regionale dei Rifiuti della Regione siciliana, aveva stabilito che in contrada Pace era impossibile la realizzazione di qualsivoglia impianto per la trattazione dei rifiuti.
L’approvazione dovrebbe anche porre la parola fine al progetto della multiutility lombarda A2A di realizzare un inceneritore nella Valle del Mela.
L’incompatibilità del progetto di Edipower/A2A con il suddetto Piano paesaggistico era già stata evidenziata in alcuni documenti di osservazione sul progetto di A2A presentati al Ministero dell’Ambiente nell’ambito della relativa procedura di VIA.
L’Associazione Antimafie Rita Atria – tra le prime a presentare le osservazioni – scriveva: «Particolare rilievo assume il contrasto del progetto con il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 della Regione Siciliana che impedisce di fatto la realizzazione dell’impianto inceneritore a CSS e postula, invece, per una riconversione del territorio verso la naturale vocazione paesaggistica della zona».
Sulla stessa linea si ponevano anche le associazioni “Mediterranea per la natura”, “I cittadini di Villafranca Tirrena” e “Salviamo il paesaggio”.
Infine, ma non meno rilevante, l’atto dell’assessore Vermiglio conferma la violazione del Piano Paesaggistico nella realizzazione del Pilone 40 dell’Elettrodotto Sorgente Rizziconi.
«La società Terna – prosegue La Rosa - aveva tentato, prima in sede di convenzione con la Regione poi con le osservazioni al piano, di fare accettare l’idea di non essere tenuta al rispetto della legge, ma il tentativo è stato clamorosamente respinto dall’Osservatorio regionale per la Qualità del Paesaggio».
La Rosa conclude esprime anche un ringraziamento all’Associazione MAN Onlus per lo studio e l’attenzione con cui ha sostenuto e sollecitato, in tutte le sedi, l’approvazione del Piano.
L’Associazione Mediterranea per la Natura Onlus, assistita dall’avvocato Carmelo Picciotto del Foro di Messina, nel 2013 aveva anche sporto una denuncia per la violazione delle Norme di Salvaguardia del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9, che pone sotto il più alto livello di tutela il crinale di Monte Raunuso, dove è stato realizzato sul Serro Tondo il sostegno n.40.
Da quella denuncia scaturirono il sequestro del pilone e, successivamente, un procedimento penale a carico di, dirigenti Terna e funzionari della Soprintendenza, e in cui l’associazione di La Rosa, insieme alla Man di Gianni Mento, sono state ammesse come parte civile.

giovedì 1 dicembre 2016

Sorgente-Rizziconi: l’associazione I Cittadini sarà parte civile nel processo per il pilone 40


Mentre il prossimo 27 febbraio, si terrà l’udienza davanti al Consiglio di Stato per il ricorso contro la sentenza del Tar del Lazio, che non aveva annullato l’autorizzazione per la realizzazione dell’opera

Lo scorso 29 novembre davanti al tribunale di Messina si è tenuta una nuova udienza del processo per la realizzazione del Pilone 40 dell’Elettrodotto a 380 KV Sorgente Rizziconi, nel territorio di Saponara, che vede tra gli imputati l’ingegner Roberto Cirrincione, dirigente Terna, assistito dagli avvocati Giulia Bongiorno e Elena Orsi, per la realizzazione del traliccio numero 40 dell'elettrodotto Terna Sorgente-Rizziconi. Insieme a Cirrincione è imputato Simone Dal Pozzo, difeso dagli avvocati Roberto Nobili e Olga Cancellieri, amministratore della ditta CEIE Power s.p.a., che ha eseguito i lavori.
Coinvolti nel procedimento anche gli architetti Salvatore Scuto (difeso dall’avvocato Claudio Rugolo) e Anna Piccione (difesa dagli avvocati Roberto Noschese e Manuela Mancuso), rispettivamente ex Soprintendente ed ex dirigente dell’Unità Operativa VII della Soprintendenza di Messina, per avere concorso all’alterazione di bellezze naturali tramite l’omessa revoca dell’autorizzazione rilasciata e divenuta inefficace per via del sopravvenuto Piano Paesaggistico dell’Ambito 9.
Il giudice, dottor Grasso, ha ammesso la costituzione di parte civile dell’Associazione I Cittadini di Villafranca Tirrena, rappresentata dall’avvocato Emanuela Vattemi, motivando che l’attività di tutela dell’ambiente svolta dall’associazione è rispondente ai fini statutari.
Nella stessa udienza il giudice ha rigettato l’eccezione sollevata dalla difesa Piccione che tendeva a far ripetere l’udienza di opposizione all’archiviazione svoltasi nel luglio 2014. Con il rigetto dell’eccezione il processo si avvia verso la fase dibattimentale con l’audizione dei testimoni.
“È certamente un buon risultato” - afferma l’avvocato Antonino La Rosa, Presidente dell’Associazione - “perché la presenza nel giudizio ci consentirà di sostenere i diritti dei cittadini danneggiati dalla realizzazione di questo elettrodotto costruito in violazione di precise norme;
attendiamo, ovviamente, la sentenza del processo, ma anche l’evolversi di tutti gli altri procedimenti che ci risultano attivati. È inconcepibile” - continua La Rosa - “che in uno stato di diritto sia stato consentito al premier Renzi di inaugurare, in pompa magna, un elettrodotto che aveva ed ha, oltre al pilone 40 - per il quale è in corso il processo - un sostegno sotto sequestro (il 45) dove unitamente al 46, dal mese di Maggio Terna continua a lavorare. Ancora più inconcepibile che l’Autorità per l’Energia deliberi la concessione di premi di svariati milioni di Euro alla società per avere conseguito questi discutibili risultati di efficienza”.
Il processo riprenderà il 31 Gennaio 2017, mentre si attende anche l’importante udienza davanti al Consiglio di Stato il prossimo 27 febbraio, dove si discuterà il ricorso contro la sentenza (n. 8893/2012) del Tar del Lazio, che non aveva ritenuto di annullare l’autorizzazione per la realizzazione dell’opera, nonostante i numerosi e rilevanti vizi denunciati.